I 3 livelli della consapevolezza

//I 3 livelli della consapevolezza
Edipo

La conoscenza è la consapevolezza fondata su 3 livelli:

Razionale, emotivo affettivo e corporeo. Da un punto di vista terapeutico il lavoro corporeo, singolarmente, può anche modificare e sciogliere il blocco a livello muscolare ma, se manca la consapevolezza, manca la trasformazione dell’Io. Un conto è utilizzare il corpo come strumento inconsapevole ed un conto è sapere cosa avviene nel corpo e nei sentimenti nel momento in cui si vive uno stimolo psicofisico. Ciò che spinge l’Io verso una soluzione piuttosto che un altra è il livello di sofferenza: quando il livello di rifiuto è grande ed insopportabile, il bambino muore. Se il grado di sofferenza è comunque alto, il bambino, pur di non soffrire più, perde il contatto con la realtà e diventa psicotico. il suicidio, per esempio, rappresenta l’incapacità di non reggere la tensione del dolore e della disperazione, quando non c’è più spazio per la speranza.

Il bambino arrabbiato, impaurito, ansioso, non solo vive tempeste biochimiche ed umorali, con tutte le conseguenze che queste producono nel corpo, ma l’emozione agisce anche sul sistema respiratorio, muscolare, viscerale, scheletrico, immunitario, ecc.; possiamo capire così la medicina psicosomatica; il perché, cioè,  si diventa asmatici, ulcerosi, ipertesi, cefalalgici, colitici, ecc. La paura fa trattenere il respiro, produce tensioni negli occhi, nel collo, nella nuca e nelle spalle. La rabbia produce tensioni nelle spalle, nel dorso, nelle braccia, nelle mani, negli occhi, cioè in tutte quelle parti del corpo che dovrebbero esprimerla ed, invece, la trattengono.

Il bambino impara anche a mascherare la rabbia, come la paura. La psicoterapia è una strada per allargare le maglie del nostro carattere ed aumentare la nostra capacità di elasticizzare le difese caratteriali. Il carattere nevrotico si forma in seguito alla frustrazione dei diritti fondamentali del bambino, come verrà approfondito nel prossimo paragrafo: diritti che possono essere sinteticamente classificati, rispettando la loro consecutio temporum dello sviluppo infantile, in bisogni pre-edipici e bisogni edipici.

Pre-EdipoLa prima fase dello sviluppo del bambino riguarda la sopravvivenza, lo sviluppo dell’Io, lo sviluppo energetico. La forza dell’Io dipende anche dal consenso dell’ambiente. Nella successione dei tempi, riguardo lo sviluppo dell’Io, l’uomo non può dedicarsi alla sessualità se prima non ha soddisfatto il bisogno di sentirsi rassicurato sulla sua sopravvivenza , nell’ambiente, e sulla possibilità di soddisfare i suoi bisogni primari (nutrizione e contatto). Solo successivamente, rassicurato sulla possibilità di avere contatto, di non essere aggredito-ucciso e di potersi alimentare regolarmente, di potersi coprire, difendere dalle intemperie ed avere un habitat sufficiente per i suoi bisogni, potrà consentirsi di concedersi l’apertura di godimento della sessualità.

Anche durante il processo terapeutico non si può lavorare bene sull’Edipo se prima non si lavora sull’io pre-edipico, la cui rappresentazione consiste nella identificazione dei diritti primari: “Io esisto, mamma io esisto, mamma ho bisogno di te, sono confuso, non posso, vorrei ma non sono capace, non sono libero” (fase schizo-orale e fase psico-maso).

EdipoLa seconda fase di sviluppo riguarda la fase edipica. Questa fase consiste in un caricamento energetico dovuto anche alla produzione di ormoni e quindi alla stimolazione della sessualità. il bambino diventa consapevole del piacere erogeno della zona genitale, si tocca, si strofina, vuol vedere com’è fatto e come sono fatti gli altri, è consapevole che toccarsi gli  dà piacere ed è anche attirato dalla forma e dalla dimensione dei propri genitali. Andare verso il  genitore dell’altro sesso non significa più toccarlo per avere coccole e calore, ma significa anche essere spinti da un movimento diverso, dove l’eccitazione ed il piacere sostituiscono il bisogno primario di contatto, conferma e rassicurazione. L’energia corporea si scontra però, a volte, con l’educazione religiosa e/o sessuofobica dei genitori.

La religione cattolica, per esempio, è contraddittoria rispetto alla sessualità, in quanto la proibisce, come peccato che esige confessione ed assoluzione, previa penitenza, sino ad un minuto prima del matrimonio: poi la rende obbligatoria. I coniugi, infatti, grazie alla esplicitazione degli obblighi reciproci, sono tenuti a soddisfare le reciproche istanze sessuali: da contratto. Sul piano della psicodinamica è difficile che, grazie ad una autorizzazione esterna e formale, decadano le strutture difensive che hanno costruito e mantenuto i blocchi (le proibizioni) e castrata l’eccitazione e la spinta verso l’altro sesso. Spesso, quindi, o non si accede al sesso o si verifica solo una performance, una dimostrazione di efficienza, di prestazione fisica senza coinvolgimento emotivo (troppo pericoloso, per l’equilibrio da mantenere tra proibizione e spinta alla trasgressione). Non si accede facilmente, infatti, a quanto è stato considerato proibito da zero giorni di vita ad oltre vent’anni. non c’è conflittualità edipica se non c’è complicità del genitore di sesso opposto.

Quando verso i 3-5 anni, il bambino sente il richiamo sessuale, si muove verso il genitore dell’altro sesso. il bambino sente il richiamo sessuale, si muove verso il genitore dell’altro sesso. Il bambino cerca di insinuarsi fra i genitori, di attirare l’attenzione del genitore dell’altro sesso: la risposta di quest’ultimo è fondamentale. Infatti, se il genitore non è sessuofobico e lo accoglie, il bambino può esplorare e conoscere il corpo del proprio oggetto d’amore, non più essenziale per la sopravvivenza, ma sessualmente importante. Questo rapporto condizionerà il muoversi nella vita e la libera espansione sessuale.

Se, diversamente, il genitore non è accogliente, ma si vive il contatto come provocazione della propria eccitabilità, si spaventa e si irrigidisce, invasi dai propri fantasmi sessuofobici. il bambino, allora, non capendo quello che succede e perché succede, si irrigidisce e si allontana: o spaventato, o confuso, o contrito, o limitato. Il messaggio  che arriva al bambino è: “Queste emozioni e sensazioni fisiche sono proibite, non te le puoi permettere, non sono congrue e lecite per te”. Il blocco, a livello emozionale, si instaura con la contrapposizione e l’irrigidimento alla spinta di “andare verso” il genitore di sesso opposto: a livello corporeo si esprime nella rigidità della schiena e del bacino, che tende a retroporsi.

L’Edipo inizia dal terzo anno circa e dura sino ai 7- 8 anni, mentre l’identificazione con il genitore dello stesso sesso avviene intorno all’anno e mezzo-due. Affinché il bambino possa competere con lui/lei, occorre che l’identificazione sia già avvenuta. Il bambino, infatti, prima deve superare la fase schizoide, il cui tema esistenziale è la sopravvivenza; quindi deve superare la fase orale, in cui invece è in atto il problema del ricevere, per poi entrare in competizione con il genitore preminente.

Nella lotta, il bambino è naturalmente perdente, ma è importante, per la sua struttura caratteriale, in quale modo il genitore compete con lui e, o lo lascia vincere, o gli riconosce identità, rispetto, onore delle armi e fiducia nel proprio futuro vincente. Siamo di fronte, infatti, ad un problema relazionale. lottare sì, ma con la possibilità, per il bambino, di sentirsi importante, riconosciuto e sostenuto nelle sue capacità emergenti, affinché possa anche crescere la fiducia in sé stesso. Il bambino può così consentirsi di osare e competere, senza sentire il peso e l’annientamento della sconfitta: accettare, cioè, le leggi della vita, dove si può vincere o perdere, senza eccessive drammatizzazioni. I bambini vanno accolti, ma va anche dato loro un limite: e questo è importante, per la conoscenza e la conquista della realtà.

Se, per esempio, la bambina si insinua nel letto tra i genitori, la risposta di entrambi dovrebbe essere: “Sì, ma quando ti addormenti ti riporto nel tuo lettino”; perché nella realtà, il padre è il marito della madre ed è importante che vivano la loro intimità. A livello corporeo la reazione al problema Edipico è la rigidità muscolare, che si organizza nel bambino (bambina) a livello dell bacino, e nei muscoli della schiena, che frenano lo slancio in avanti. Questo avviene quando, a torto o a ragione, il bambino (bambina) si sente rifiutato dalla madre (padre). La conseguenza di ciò è l’instaurarsi di un blocco-timore che consiste in:

  • ricevere un rifiuto della sessualità come proibizione di un godimento fisico ed emozionale;
  • ricevere un rifiuto di amore, emozioni e sentimenti.

Spesso, a questo, si aggiunge un genitore dello sesso sesso che non accoglie  il bambino, con le sue isyanze verso il genitore dell’altro sesso e che lo lascia in solitudine, con la eventuale paura o dell’indifferenza o della punizione (“non si fa!“).

Il papà dovrebbe accogliere la bambina considerandola e trattandola da semplice bambina (sua figlia) e non per soddisfare i propri bisogni di contatto frustrati o condizionati dai propri fantasmi sessuofobici. La mamma dovrebbe lasciare libera la bambina muoversi verso il papà, senza gelosia e l’ansia di perdere l’unico potere seduttivo e di “graziosità” riconosciuto formalmente in famiglia.

Le situazioni invischianti, dovute al comportamento dei genitori possono portare ad una reazione del bambino che:

  1. si paralizza (sguardo gelante e punitivo del genitore);
  2. si confonde (la risultante fra voglio e non voglio da parte del genitore);
  3. vive un rapporto seduttivo che  genera sottomissione, ribellione e senso di colpa.

Spesso un Edipo irrisolto porta la bambina  verso la paura dell’uomo ed a provare aggressività verso di lui e, quindi, si rifugia tra le donne “Come mi sento bene con le amiche: mi sento rilassata, sono più tranquilla, le preferisco”. Lo stesso vale per l’uomo. Trattasi di un atteggiamento “difensivo”, ben evidente nel periodo adolescenziale, verso la figura dell’altro sesso, sentita come pericolosa (poiché motivo di proibizioni, rifiuti, delusioni, punizioni, solitudine).

“Caratteriologia – L’analisi del carattere per capire i comportamenti umani” di Tommaso Traetta, Armando editore, 2009)