I 5 diritti fondamentali del bambino – 4: Il diritto di essere indipendente

//I 5 diritti fondamentali del bambino – 4: Il diritto di essere indipendente
indipendenza

Il diritto di essere indipendente: si acquista via via che si raggiunge l’autonomia di sperimentarsi, di esplorare la realtà che ci circonda, per poterla conquistare. la possibilità quindi di poter affermare “Io sono libero. Posso dirti no. Lasciami“, tutto questo senza la paura di sentirsi negare l’amore. La frustrazione di questo diritto è alla base del carattere masochista. Il bambino che ha vissuto l’esperienza fortemente condizionante di una madre invasiva, ricattatoria, persuasiva ed assillante, sarà un bambino cui mancherà la capacità di dire “NO” con estrema chiarezza, cui mancherà la capacità di staccarsi dall’altro da cui dipende. Questo bambino sarà pieno di sensi di colpa tutte le volte che cercherà di seguire i suoi impulsi, quando questi saranno contrari al condizionamento limitante ed implacabile: “Se tu sei buono, non puoi farlo“, “Se tu sei bravo…lo devi fare“, “Se mi ami lo devi fare“, ecc. Il bambino frustrato nell'”Io sono libero“, perché la madre lo minaccia (“Se sei indipendente mi perderai“), rinuncia a sé stesso e alla libertà dii esprimersi, di affermarsi. Il diritto, quando è frustrato, si esprime con “non posso” o “non devo“.

Il bambino che non ha potuto godere dell’esperienza dell’autonomia, ma ha dovuto soccombere all’invasività materna, si illuderà che sia valido il copione di vita “Va bene, mi arrendo, soffro pur di non perderti“. Tradotto in “Lo faccio per te“, sarà il salvacondotto esistenziale che gli garantirà illusoriamente l’interesse e l’accettazione del mondo (“Mi sacrifico, rinuncio, per te“). si comporterà, quindi in modo da apparire sempre disponibile, accettante, aperto a qualunque richiesta, a qualunque sacrificio, dando per scontato che il mondo apprezzerà questo suo atteggiamento di fondo, totalmente disponibile e soprattutto apprezzerà il suo senso di sacrificio, la sua capacità di sopportare e la sua pazienza. Ne risulterà una grossa tendenza all’ambiguità, poiché tutto quello che viene offerto risulta “sub iudice“.

Infatti la condizione è: “Mi costa, lo faccio con sforzo, mi sottopongo al sacrificio, per amore tuo- ma, implicito od esplicito – Io rinuncio al mio piacere per accontentarti. se accetto di iscrivermi all’Università lo faccio per renderti felice e per accontentarti; ma se non riuscirò a laurearmi non sarà colpa mia

L’ambiguità è che la formula chiara e diretta: “No, non voglio “, “Non mi va’“, “Non sono d’accordo“, “Non mi piace“, è impossibile: l’aspettativa è che a fronte della propria oblatività ci sia l’apprezzamento e la gratitudine dell’altro. La risultante di questo atteggiamento caratteriale è la diffidenza ed il sospetto che tutti, in qualche modo, vogliono approfittare della propria disponibilità. L’offerta di sé stessi, del proprio tempo e e delle proprie energie, sarà sempre inquinata dalla riserva mentale, emotiva e corporea del: “Si… ma…”. La lamentosità è una qualità di queste persone, come anche la tendenza a provocare la rabbia negli altri, poiché ripetono il tipo di rapporto subito con la madre (“Mi stai facendo soffrire“, “Sto soffrendo e devi accorgertene“, “Ed è colpa tua“).

Altra qualità masochista, che esaspera e genera insofferenza e rifiuto, è la capacità di generare, negli altri, un frustrante senso di “impotenza”, ogni volta che affiora un problema l’atteggiamento masochista è:”Non c’è niente da fare“, “Non c’è soluzione“; “Non c’è via d’uscita“. Ogni situazione è una trappola senza sblocco: ogni relazione va subita senza alternative di cambiamenti o miglioramenti o, ancora più difficile, di soluzioni drastiche e definitive. le alternative di questo tipo, infatti, rappresentano solo la catastrofe definitiva. La sensazione che provano le persone che si imbattono in queste qualità masochiste nei loro partners, amici e frequentatori, è una soffocante percezione claustrofobica che fa sentire “odore di trappola” ed istinto alla ribellione ed al passaggio all’azione: costi quel che costi. Il soggetto masochista ripropone nelle sue relazioni di vita l’abitudine antica ad evocare la rabbia materna. Questa rabbia è provocata dalla difesa del bambino per attenuare la sofferenza indotta dalle insistenze materne. Queste ultime  sono giustificate dall’alibi “Lo faccio per il tuo bene“. È veramente difficile per il bambino, ribellarsi a questa trappola affettiva e ricattatoria che da un lato ripropone sacrifici e dolori, dall’altro lo costringe ad identificarsi nel figlio degenere ed ingrato, se e quando non apprezza i condigli e le richieste materne.

Queste persone si  compiaceranno nello stimolare, implicitamente e quasi inconsapevolmente, la rabbia degli altri, poiché questa abitudine è un modo, comunque, rassicurante di sentirsi confermati nella loro esperienza di vita: “È stato così e continua ad essere così“, “Nulla è cambiato“, “Non c’è niente da fare“, La vita è questa e non può che essere così“, “In effetti lei/lui/loro hanno ragione ad arrabbiarsi con me perché io sono cattivo“.

Esempio una madre distratta che porta a passeggio il proprio bambino di 6-7 anni. Lei parla con un’amica ed il bambino le cammina davanti salendo e scendendo dal marciapiede e rivolgendosi a lei continuamente ma senza ottenere risposta. lei lo rimprovera più volte, invece, vietandogli il modo pericoloso di camminare. Il bambino obbedisce per un po’ e poi ricomincia come prima. Così di seguito finché la madre, spazientita, urla, lo strattona, interrompendo il dialogo con l’amica , e lo prende per mano. Il bambino non esegue più l’esercizio pericoloso sul marciapiede, pur continuando a muoversi sul bordo esterno, né fa più domande. Ha ottenuto, a modo suo, quel che voleva: un minimo di attenzione della madre verso di lui ed almeno il suo contatto. Questa auto- gratificazione rappresenta la modalità di sentirsi rinforzati nella scelta nevrotica primaria. occorrerà molta energia ed uno stimolo estremamente potente ed efficace per far sentire il bisogno di un cambiamento esistenziale. La risposta alla rabbia altrui , paradossalmente, sarà sempre “Perché mi succede tutto questo?“, “Che ho fatto per meritarmelo?“.

Il tutto è vissuto con molta tristezza.

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Fig. 1 Costruzione del carattere masochista

Il corpo sarà  conformato in modo tale da rappresentare l’allenamento alla pressione a alla compressione, sarà poco mobile e con molta energia compressa. Gli occhi saranno frequentemente espressivi di una melanconia ed una tristezza profonda, rappresentanti l’abitudine consapevole del copione psicologico interno che recita: “Non c’è niente da fare, questa sofferenza e questa ingiustizia non finiranno mai“. Frequentemente costoro si scelgono come partner persone che condividano gli aspetti esigenti, pressanti, incalzanti ed invadenti del carattere materno. in particolare sembra, come per un triste ma ineluttabile destino, che questi individui non possano fare a meno di dover rispondere nella vita a richieste, pretese, aggressioni, giudizi, che non abbiano una connotazione oppressiva, incalzante e continuativa. in definitiva il copione di vita del partner che si scelgono è, come dicevamo prima, analogo a quello materno. Il giorno in cui queste persone sperimentano, grazie alle alterne vicende della vita, la libertà e l’indipendenza, provano, in prima battuta, una sorta di paura, meraviglia e perplessità, ben rappresentate dalla allocuzione: “E ora?…E ora che faccio?“.

Una delle qualità del partner per il masochista, come anche per lo psicopatico, deve essere la possibilità di farli sentire importanti, di soddisfare le loro istanze di onnipotenza (per lo psicopatico), e di riconoscimento di essere considerato bravo e buono (per il masochista): tali caratteristiche sono presenti nei soggetti schizoide ed orale. Le caratteristiche schizoide e d orale dei partner dello psicopatico e del masochista sono indirizzate alla richiesta della soddisfazione di un appoggio, di un sostegno e di un nutrimento che si riveleranno inconsistenti, mentre l’inganno a carico del carattere psicopatico e masochista consisterà nella possibilità dii viversi l’illusione del “finalmente qualcuno mi considera e mi fa sentire importante, mi fa arrivare la sua fiducia e la possibilità di sentirmi libero nelle mie iniziative e dei miei comportamenti: libero di decidere senza critiche e limiti“, ma sarà solo un’illusione destinata alla mortificazione.

“Caratteriologia – L’analisi del carattere per capire i comportamenti umani” di Tommaso Traetta, Armando editore, 2009)