Analisi Bioenergetica

//Analisi Bioenergetica

Il creatore di questo approccio terapeutico è Alexander Lowen, medico statunitense, allievo di Wilhelm Reich.

Già quest’ultimo aveva abbandonato il setting ortodosso psicoanalitico, avendo realizzato che il corpo è il mezzo attraverso il quale la personalità, in toto, si esprime: ma, il corpo stesso, rappresenta anche il limite entro il quale si muove la libertà espressiva.

“I blocchi” muscolari di Reich rappresentano, nel loro insieme, quella che lo stesso autore definì “l’armatura caratteriale”. La vegetoterapia Reichiana è, infatti, la metodica, attraverso la quale, si può arrivare ad un superamento di questi “blocchi”-

“La bioenergetica, dice A. Lowen, è un modo di comprendere la personalità in termini dei suoi processi energetici. Questi processi, cioè la produzione di energia attraverso la respirazione ed il metabolismo e la scarica di energia nel movimento, sono le funzioni basilari della vita. la quantità di energia di cui si dispone e, l’uso che se ne fa, determinano il modo in cui si risponde alle situazioni della vita. Ovviamente, la si affronta con più efficacia se si dispone di più energia da tradurre liberamente nel movimento e nell’espressione”.

Una delle cose più importanti che ci insegna la Bioenergetica è che i processi energetici del corpo e della mente appartengono alle stesse categorie: per cui un blocco energetico mentale ha lo stesso senso, lo stesso significato e la stessa importanza dell’equivalente corporeo. Quest’ultimo, si esprime solitamente con rigidità o tensione muscolare cronica.

La rigidità continuativa deriva, normalmente, da una lunga serie di stress che impediscono l’evoluzione fisiologica e naturale di quest’ultimi: la cessazione cioè, della tensione ed il riposo conseguente.

D’altronde, il succedersi incalzante delle situazioni emotigene non risolte impedisce un libero, sciolto agile fluire del corpo e della mente della vita. una tendenza “dell’animale” sociale uomo è quella di reprimere, nelle situazioni di emergenza, la respirazione, bloccando soprattutto la componente addominale. questo significa che il diaframma, “in primis”, e tutti gli altri muscoli coinvolti nella respirazione subiscono una limitazione funzionale ed assumono un atteggiamento di contrattura pressoché permanente. La risultante è, ovviamente, una diminuzione di tutti quei processi metabolici legati all’introduzione dell’ossigeno, alla sua combustione e, quindi, alla produzione di energia corporea e psichica.

Infatti le persone che non godono di una buona respirazione e mantengono il torace in una situazione inspiratoria con l’addome permanentemente contratto, oltre a realizzare una escursione respiratoria corta e superficiale, hanno anche un tono affettivo-emotivo basso.

L’identità funzionale tra blocco emozionale e tensione muscolare fu una delle intuizioni più importanti di Wilhem Reich.

E’ sulla traccia di questa intuizione che si sviluppa l’opera di Alexander Lowen che identifica in una unità funzionale il carattere ed il modello di rigidità muscolare.

Da qui deriva la identificazione e la conseguente descrizione del carattere Schizoide, Orale, Psicopatico, Masochista e Rigido nonché delle lore relative strutturazioni muscolo-corporee.

Infatti, Lowen considera la “bioenergia” come l’unica fonte di energia  vitale che si esprime in vari modi sia attraverso i processi fisici che psichici.

In definitiva, quindi, pur partendo dall’opera fondamentale di Reich, Lowen se ne differenzia e se ne allontana muovendosi in tutt’altra direzione.

Nasce così “Il Linguaggio del corpo”, opera basilare per chi voglia addentrarsi nello studio analitico del pensiero e dell’esperienza di Lowen. Il concetto fondamentale dell’Analisi Bioenergetica consiste nell’identificare la persona nel suo corpo. Jung descriveva il corpo come la manifestazione esterna dello spirito. Anche in lui, quindi, esisteva un concetto unitario corpo-mente. Non è facile trovare persone in sintonia con sé stesse, ovverossia coerenti nell’esprimere i loro sentimenti con l’espressività: quante volte la gente dice “sto bene” ma il viso è triste.

Quante volte si sente dire “sono calmo” ma l’espressione di chi parla è di rabbia contenuta e così via.

E’ importante cioè, cogliere il nesso tra il dire del paziente ed il suo essere, ovverossia tra il suo dire e il “come” viene detto.