Ansia, attacchi di panico, angoscia di morte e depressione – prima parte

//Ansia, attacchi di panico, angoscia di morte e depressione – prima parte
panico

L’ansia è un campanello d’allarme che ci indica una situazione di pericolo o comunque di rischio. Il senso oggettivo di apprensione stimola il sistema nervoso autonomo e, quindi, l’individuo; via via che aumenta l’intensità dell’ansia, si attiva un numero sempre crescente di potenzialità e risorse sia fisiche che psichiche. L’ansia è l’aspetto iniziale di una situazione emozionale che può diventare più drammatica, trasformarsi in paura, o, se più violenta, in angoscia. Il panico è la rappresentazione intensa ed esplosiva, poiché contenuta nel tempo e per troppo tempo, di queste valenze emozionali. La crisi di panico infatti è un’esperienza emozionale molto intensa, ripetibile, che ha una durata temporale che oscilla da pochi minuti a molte ore; si presenta con una sensazione improvvisa, inspiegabile e non collegabile al quotidiano, di paura irrefrenabile ed incontenibile. La crisi di panico ha anche caratteristiche psicosomatiche: coinvolgimento del sistema cardiocircolatorio, con tachicardia, crisi ipertensive, extrasistoli ed altri disturbi del ritmo; dell’apparato respiratorio, con tachipnea, attacchi asmatici, con tosse, sensazione di soffocamento, di strozzamento e di oppressione toracica; dell’apparato muscoloscheletrico, con cefalea tensiva, rigidità, contratture e blocchi; della cute, con sudorazione, orripilazione, reazioni vasomotorie, come arrossamenti e pallori; dell’apparato digerente, con sensazioni di crampo gastrico, di smania e di vuoto epigastrico, eruttazioni,conati di vomito, diarrea e spasmi del colon. Anche l’apparato uditivo e vestibolare possono essere interessati, con acufemi, sensazioni di sbandamento. Possono presentarsi sincopi su base vagale. Gli occhi possono essere coinvolti da contrazioni dei muscoli perioculari, che alterano il visus, e da midriasi. la pupilla si sbarra in coincidenza con la percezione del terrore.

L’angoscia è la paura elevata al quadrato.

Le crisi di panico e l’angoscia, quindi sono manifestazioni diverse di  una stessa problematica: però mentre la crisi di panico viene vissuta con reiterazione ossessiva di attacchi normalmente imprevedibili, e, soprattutto, non motivabili, l’angoscia di morte  è una situazione più diluita nel tempo, più a vasto respiro, che porta le persone a depressione, con limiti nosologici che si confondono. Nella  depressione e nell’angoscia di morte c’è una risposta corporea rappresentata fondamentalmente da una alterazione dell’equilibrio dei circuiti delle catecolamine e della serotonina coinvolti: in particolare i nuclei del rafe mediano ed il locus coeruleus. Il sistema nervoso, sostanzialmente perde la propria capacità adattiva e reattiva abitudinarie.

Perché oggi è così frequente incontrare persone che riferiscono di soffrire di crisi di panico, di angoscia, di paura?

Perché oggi, è comunemente riconosciuto, siamo sottoposti ad una tale azione stressogena dovuta al modo di vivere tipico della nostra società occidentale, che siamo soggetti, più di qualunque altro popolo e civiltà, allo stress dell’incalzare del tempo, del senso di responsabilità, del sentirci continuamente “accusati di”, con implicita ed esplicita attribuzione di sensi di colpa, di dover “rendere conto a”, ma soprattutto, di dover essere chiamati continuamente a “competere on”, ed a subire la frustrazione che proviamo ogni volta che siamo perdenti e che viene disturbata l’immagine di noi stessi che offriamo al mondo.

C’è quindi la paura del giudizio, la critica dei comportamenti, la paura del rifiuto, in una società dove il movimento, lo spostarsi da un luogo all’altro, esige tutta una serie di osservazioni di regole innaturali per la nostra realtà mammifera, biologica: tempo, puntualità, orari e cartellini da timbrare sono condizioni che ci fanno vivere ad un livello perenne di ansia che, normalmente, l’umanità non ha conosciuto ed a cui è difficile adattarsi. L’ansia continuativa è alla base del crollo delle nostre abituali difese adattative, in termini di saturazione: è un “non reggo più” il controllo e la tensione, che fa saltare le strutture difensive dell’Io, che attiviamo nel quotidiano a seconda della nostra organizzazione caratteriale e che fa emergere ed affiorare l’antica paura del bambino, da cui avevamo imparato a proteggerci.

Il sentimento dilagante della crisi di panico è “la paura che”, “l’angoscia che”, ed il punto di partenza si riconosce nei sentimenti di paura di qualunque tipo, genere e natura che abbiamo già provati da bambini: il contesto storico esperenziale infantile/adolescenziale ne rappresenta l’indiscutibile illuminante genesi.

“Caratteriologia – L’analisi del carattere per capire i comportamenti umani” di Tommaso Traetta, Armando editore, 2009)