Blocchi energetici e difese caratteriali: relazione con la postura

//Blocchi energetici e difese caratteriali: relazione con la postura
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Atteggiamento corporeo, postura, tono muscolare e condizione energetica sono sempre connessi ad una decisione esistenziale finalizzata alla sopravvivenza: questa è una legge universale. Nel corpo ci viviamo permessi e proibizioni che si esprimono attraverso i blocchi. È evidente che ogni persona racconterà inconsapevolmente la sua storia, proprio attraverso la forma del suo corpo, che è il risultato non solo delle tensioni muscolari e di conseguenza del suo assetto osseo, ma anche della vitalità o energia che, nonostante i blocchi, è ancora presente. La rappresentazione del blocco energetico, a livello corporeo, è sinonimo di difesa caratteriale in senso dinamico. Questo perché il blocco energetico è la risultante delle esperienze vissute dal bambino che ha trovato una sua propria modalità dii superamento degli ostacoli che la vita gli ha proposto. All’osservazione clinica, partendo in senso cranio-caudale, avremo pazienti con disturbi  i più diversi.

Nella fase schizo-orale i distretti muscolari coinvolti sono quelli dei muscoli oculomotori, espressione di tensione della continua ricerca del contatto con le figure genitoriali preminenti o la fuga dalla paura e dall’angoscia del rifiuto. Miopia, astigmatismo e strabismo sono la conseguenza di queste tensioni. Sono coinvolti anche i muscoli facciali, che esprimono la mimica del bisogno o la rigidità della inespressività caratteristici della negazione del bisogno stesso; i muscoli della deglutizione, addetti alla suzione e vittime di tensioni insoddisfatte; i muscoli masticatori, che subiscono l’espressione di rabbia da frustrazione. Caratteristiche conseguenze di queste tensioni sono la deglutizione scorretta, il serramento mandibolare ed il bruxismo. Altre sedi di blocchi energetici sono i muscoli del collo e delle spalle, caratterizzati da una spinta in avanti e da una tensione al contatto, oppure da un cedimento delle spalle, similmente al carattere masochista. I muscoli degli arti superiori possono essere, a loro volta, collassati e privi di energia, o contratti in tensione permanente. i muscoli del dorso, quelli respiratori e toracici possono essere poco mobili in funzione di una rigidità muscolare cronica, a sua volta legata ai grandi sentimenti (paura, rabbia, ecc.) vissuti, controllati ed inespressi o negati. I muscoli del torchio addominale sono ipotonici, come pure quelli della pelvi, sede di scarsa energia, anche di tipo sessuale. Sono infine coinvolti i muscoli degli arti inferiori, lunghi ed inconsistenti, con lassità legamentosa delle grandi articolazioni e piattismo plantare o cavismo. In particolare il cavismo plantare si accompagna a lunghe ed infruttuose esperienze di pianto, con contrazione ventrale dei muscoli plantari, accompagnate da richieste di contatto che non trovano soddisfazione. Il piattismo plantare si accompagna, invece, a lunghe esperienze di pianto e di richiamo, che portano il bambino alla stanchezza, fino all’esaurimento delle proprie riserve energetiche, che si esprimono anche con il collasso dei muscoli plantari: la resa. Le braccia cadute lungo i fianchi, le spalle spioventi, il collo lungo e proteso, esprimono una richiesta frustrata del bambino che, alla fine, ammette l’impotenza a soddisfare i propri bisogni.

Nella fase psicomasochista, cioè verso i due-tre anni, le strutture muscolari coinvolte riguardano, come al solito, la mimica, gli oculomotori, i muscoli respiratori, i muscoli pelvici e quelli degli arti, in funzione della recita del copione onnipotente psicopatico e dell’assoggettamento del masochista. I muscoli del tronco, delle spalle e del dorso, con la loro rigidità e contrattura, rappresentano la farsa del “pavone“psicopatico ed in blocco respiratorio psico-maso. In particolare i muscoli delle spalle e delle braccia, deputati normalmente alla libera espressione della aggressività, vengono irrigiditi, come a simulare una falsa e non sentita aggressività. I masseteri ipertonici invece denunziano la tenacia e l’ostinazione masochista. I muscoli pelvici saranno rigidi ed anestesizzati nella fase psicopatica, mentre tenderanno più al collasso nel vissuto masochista. Le masse muscolari degli arti inferiori rappresenteranno una potenza inesistente nella realtà. In particolare la volta plantare del masochista tenderà al piattismo per il collasso o cedimento dei muscoli relativi, mentre l’appiattimento della curva lordotica fisiologica lombare, vista in chiave psicodinamica, rappresenta un cedimento del bambino, di fronte al genitore oppressivo ed incalzante, riguardo anche l’educazione sfinteriale. Questo cedimento, inoltre, riguarda anche il vissuto muscolare del tronco, rispetto l’esperienza dell’impotenza, sentito come una sconfitta.

Infine, per quanto riguarda la fase rigido-masochista,  i distretti muscolari coinvolti sono i muscoli mimici a causa della gestione di una maschera che mira a confermare sentimenti di sicurezza e superiorità. I muscoli oculomotori saranno caratterizzati da rigidità permanente rispetto all’esigenza di apparire sempre sfidanti e competitivi. Collo, schiena e spalle, oltre che torace, saranno irrigiditi in una ipertonia persistente, nella attitudine a documentare una sicurezza e una spavalderia, rappresentati da schiena rigida, petto in fuori, spalle indietro, rigidità inspiratoria. I muscoli addomino-pelvici saranno rigidi e contratti, coerenti con la promessa di una continua esibizione di forza, libido, potenza sessuale anche se profondamente non vissuta. Gli arti inferiori saranno coerenti con a competizione e la potenza muscolare. In effetti questo atteggiamento è la rappresentazione di una competizione permanente verso la figura genitoriale significativa che, nella realtà della relazione, non avverrà mai, ma che invece è necessario che possa vivere nella fantasia. Questo permetterà la sopravvivenza di una ribellione permanente a petto della superiorità e sopraffazione del padre/madre. In termini psicodinamici la rigidità vertebrale rappresenta la decisione infantile di resistere, di non aprirsi ai sentimenti teneri, di non aprirsi al proprio cuore, di non dare il proprio amore: “Io starò nelle mie posizioni, sei tu che devi venire da me e non io da te“: staticità emotiva e corporea.

“Caratteriologia – L’analisi del carattere per capire i comportamenti umani” di Tommaso Traetta, Armando editore, 2009)