Il carattere dipendente, riflessioni psicopedagogiche -prima parte

//Il carattere dipendente, riflessioni psicopedagogiche -prima parte
dipendenza

Alcune riflessioni sugli errori che possono fare i genitori nell’accompagnare lo sviluppo dei loro figli, attraverso errate interpretazioni culturali ed educative, figlie di antiche tradizioni. Mamme troppo ansiose o permeate da sensi di colpa, comunque generati, vivono il problema alimentare dei loro figli in modo distorto ed, a volte, assolutamente patologico. Ci sono mamme che, dotate di qualità rigide, organizzano l’alimentazione dei loro figli prediligendo modalità “orali”: quantità di cibi, scelte dei cibi, modalità di soddisfare l’appetito-fame in termini assolutamente incomprensibili, ed, a volte, disumani. L’obbligo di mangiare tutto quello che viene offerto, di non soddisfare preferenze e di non cedere ad eventuali richieste, interpretate come ricatti o capricci da parte dei bambini, l’abitudine a  non discutere sulle scelte culinarie ed a non concedere eccezioni qualitative, poiché vizierebbero i bambini, può diventare una sorta di rigorismo educativo, che può rasentare la freddezza e l’incomprensione.

Viceversa, il convincimento che l’amore si configuri in una donazione alimentare insistente ed abbondante, rappresenta un motivo di aspre contese tra genitori e figli. ci sono adulti che ancora riportano sogni di enormi seni sprizzanti ondate di latte che li soffocano; ci sono persone che ricordano perfettamente l’incalzante imboccare materno, spietato e senza possibilità di scampo. L’orario dei pasti viene vissuto come rituale angosciante in funzione dell’esistenza  e della rigidità del “Devi mangiare tutto senza lasciare nulla nel piatto“.

Ci sono, a riguardo, genitori coercitivi, seduttivi, invasivi. L’invasività alimentare, quasi sempre, si accompagna a quella psicologica. Il bambino  viene letteralmente inseguito, perseguitato, condizionato e plagiato dall’irrefrenabile bisogno materno di dedicarsi totalmente a lui, vissuto come una missione di vita. Il problema è l’eccedere di questi genitori, che non hanno la percezione dell’importanza dei confini fra l’Io dell’adulto e l’io del bambino. In particolare confondono i bisogni frustrati della loro infanzia con i bisogni attuali dei loro figli. capita, infatti, di incontrare madri disponibili verso qualunque richiesta di contatto, relazione e comportamento dei loro figli, solo  perché esse stesse, a loro volta, hanno vissuto esperienze di non contatto e dei rifiuti. la confusione proiettiva può trasformare il mondo dei figli in un “Posso chiedere tutto, tutto è lecito, il potere è mio“. Infatti, da genitori troppo presenti, la cui attenzione e premura esprime l’illusione della soddisfazione del bisogno di giustificare la propria esistenza come donazione di sé all’altro (il figlio), emergono, a volte, dei comportamenti che non lasciano spazio al bambino per sperimentare modelli differenti di vita.

Il bambino a volte viene anticipato in tutti i suoi desideri e soddisfatto. Gli si impedisce, così, di sperimentare il dolore, la delusione, la frustrazione: elementi fondamentali per la maturazione e la crescita dell'”Io”. Il mondo del genitore diventa il proprio mondo, le convinzioni del genitore diventano le proprie, come anche le preferenze, il modo di sentire, di pensare, di sognare e di credere. il bambino viene totalmente plagiato e si identifica nella personalità dell’adulto. Il bambino plagiato impara a plagiare, a stuzzicare il senso di colpa materno e diventa, per la madre, il ricettacolo di proiezioni delle sue stesse figure genitoriali, facendole perdere di vista il ruolo pedagogico dell’adulto, che ha il diritto/dovere di trasmettere la propria esperienza di vita  per insegnare a vivere e a preparare il cucciolo alla vita degli adulti. Il danno, ovviamente, è a carico del bambino in crescita che rimarrà deluso e ferito. Il problema simbiotico esplode in pieno nella relazione dove due identità si fondono in una; il bambino, così, cresce con la convinzione che non può vivere senza la mamma: anzi, che la vita consiste nel confluire nell’identità della madre. non potendo fare esperienza della propria identità, il bambino simbiotico imita la madre, o altre figure rappresentative l’autorità materna, segue la madre, guarda la madre, si preoccupa della madre, compete per la madre, aspetta sempre la madre, protesta in nome della madre, combatte per essere considerato l'”unico” dalla madre ed il “prescelto”. Vivrà la rabbia nella constatazione che la realtà può offrire occasioni di interferenza nel suo rapporto univoco con la madre. Sperimenta il panto ricattatorio, l’insonnia utilizzata come strumento accusatorio (“Io non dormo perché tu…“), la manipolazione, l’inganno, la simulazione di malattie, nel tentativo disperato di ripristinare la condizione simbiotica. La mamma è presente  quando lui si addormenta e quando si sveglia. La mamma è presente durante i pasti e durante l’espletamento della defecazione, durante il lavaggio, spesso ossessivo, durante la vestizione. La mamma è presente nei suoi momenti di socializzazione, a scuola, alle festicciole, mentre gioca con gli amichetti. È presente nel gioco, è presente nello sguardo della maestra che riferirà a lei, è presente nelle sue prime esperienze sessuali ed invade l’intimità del bambino e la sua visceralità, con continue attenzioni, stimolazioni, ricerche di contatto, di dichiarazioni di amore, di conferme, con continue domande, aspettative, complimenti, filmini e raffiche di fotografie.

Il messaggio narcisizzante che il bambino dipendente introietta e proietta a tutto campo è: “Per me, e grazie a me, tu sei il più bravo e il più bello di tutti, il più importante. Sei speciale“. Il pensiero del bambino, nel ricordo di quegli occhi ossessivamente presenti e guatanti, sarà sempre: “Cosa penserà? Come mi vedrà? Sto soddisfacendo le sue aspettative?”. Il compromesso, per lui, sarà vivere per lei, organizzare ogni risorsa energetica in funzione del suo compiacimento: “Mamma guardami, guarda come sono bravo“. Questo atteggiamento emotivo e mentale imperverserà, invalidante, nella vita dell’adulto simbiotico, concedendo alle persone che incontrerà la negazione dei propri bisogni e la soddisfazione dei bisogni altrui e condannandolo alla ricerca, per soddisfare l’altro, di una sensazione di pienezza di vita, che non riuscirà mai a raggiungere. Ogni tentativo di iniziare un’operazione di ripensare un altro tipo di identità personale sarà destinato a fallire, come se la figura materna avesse avuto il potere di penetrarsi nell’identità cellulare, nel D.N.A. infantile.

“Caratteriologia – L’analisi del carattere per capire i comportamenti umani” di Tommaso Traetta, Armando editore, 2009)