Caratteri e malattie psicosomatiche: il carattere schizo-orale

//Caratteri e malattie psicosomatiche: il carattere schizo-orale
contatto

La sensazione di inadeguatezza è una delle basi della medicina psicosomatiche, ma non l’unica. Più ci sentiamo insicuri, più neghiamo la nostra frustrazione e più deleghiamo il corpo ad esprimerla: è la fuga dell’ansia verso i binari corporei. Alcune dermatiti, l’ulcera, la colite, l’asma, l’ipertensione, l’emicrania, le mialgie,la miopia, alcune vertigini ed altre patologie d’organo, sono espressioni esistenziali, di paura, rabbia, dolore, depressione, mancanza di energia, o di energia eccessivamente controllata e repressa. L’iter terapeutico consiste, prima di tutto nell’accettare la frustrazione, come dato incontrovertibile di realtà, riconoscerla ed ammetterla come tale, quindi nell’iniziare il percorso, senza cedere né all’impotenza né all’onnipotenza.

Il carattere schizo-orale  rappresenta un buon humus per comprendere la trasformazione somatica del danno relazionale. In questa tipologia caratteriale sono frequenti la scoliosi, le patologie cutanee, il morbo di Raynaud, la psoriasi, la diatesi allergica, le patologie dell’apparato otorinolaringoiatrico e gastrointestinale; è inoltre frequente una aumentata suscettibilità alle infezioni, coerentemente con la depressione generale energetica ed immunitaria di questi soggetti.

Da un punto di vista posturale, noi riteniamo che difficilmente possa esistere problematica scoliotica senza una precedente sofferenza di tipo schizo-orale. Essa ha strutturato in modo asimmetrico il tono delle catene muscolari, in generale, e dei muscoli oculomotori in particolare, come risultante di una tensione cronica rotatoria diretta alla ricerca inappagata del contatto e dell’aspettativa continuativa ma frustrata, della figura materna. Ovviamente la tendenza a somatizzare dipende anche dal diverso livello di profondità e di danno che ha strutturato, nel soggetto, la reazione schizo-orale.

Dermatiti e dermatosi, come patologie esemplificative delle problematiche allergiche, possono essere interpretate come reazioni psicosomatiche a disturbi nel contatto tra madre e figlio: la clinica ci insegna che alcune patologie cutanee si attenuano o guariscono con carezze e massaggi. Quando invece, c’è contatto positivo, abbiamo una sensibilità cutanea indenne, funzioni percettivo-sensoriali normali, fenomeni vascolari di vasodilatazione funzionanti, nutrizione ed ossigenazione valide, metabolismo cellulare cutaneo regolare. Il contatto di tipo aggressivo può avere dei connotati di tipo regressivo, di contrazione energetica, ma anche l’assenza di contatto è caratterizzata da negatività, in termini metabolici ed emozionali. In entrambi i casi la sensibilità cutanea viene volontariamente ridotta per un meccanismo di difesa. La muscolatura sottocutanea rimane in una situazione di ipertonia e tensione per cui l’ossigenazione, la nutrizione e la circolazione vengono  ridotte. I fenomeni metabolici  cellulari subiscono un rallentamento e diminuisce l’apporto delle sostanze anticorpali e delle difese bioumorali nei tessuti. Da tutto questo ne consegue un’alterazione del pH cutaneo, dei meccanismi di sudorazione e produzione di sebo, di nutrizione del bulbo pilifero e di desquamazione, che consente e facilita l’attecchimento dei germi o una risposta dismetabolica dei tessuti delle regioni  coinvolte dal fenomeno del contatto.

Anche i distretti  ed i segmenti neurovegetativi delle zone deputate al problema del contatto risentono di queste anomalie funzionali, che ovviamente vanno a coinvolgere a livello generale l’Io corporeo, con estensione  della reazione allergica/iperergica, o , comunque, disfunzionale, ad altri distretti. La iporeattività o la iperattività dipendono dalle modalità del lattante-bambino di reagire e difendersi dalle situazioni invasive o deficitarie, cioè sono espressioni di reattività diverse a diverse modalità materno/parentali di rapportarsi. L’Io che propende verso una  risposta depressiva reagirà con modalità cutanee differenti dall’Io che prevede una risposta iperattiva e controaggressiva. L’orticaria è una frequente dimostrazione ed esemplificazione di queste ultime. La dermatite atopica rappresenta una frequente esemplificazione delle prime. Il prurito rappresenta una ipersensibilità locale, un eretismo cutaneo significativo, in genere, di rabbia, paura, desiderio. In definitiva le allergie (allos-ergos: diversa mobilità di energia), esprimono una situazione di sofferenza, per eccesso o difetto, che l’Io corporeo rappresenta a livello viscerale, respiratorio e cutaneo, oltre che a livello emotivo-affettivo, dove anzi, grazie alla somatizzazione che accompagna la rimozione, la problematica non viene riconosciuta.

La struttura schizo-orale inoltre, con la scarsa quantità di energia che la caratterizza, progetta inconsapevolmente la propria rivendicazione in rapporto alla sofferenza originaria, attraverso dei meccanismi che coinvolgono i distretti immediatamente successivi al tratto di riferimento  organico carente: a partire dalla deglutizione scorretta, tipica del neonato che ha subito una carenza nella fase dell’allattamento, fino al coinvolgimento esofageo, gastrico, e del colon (colon irritabile e malattie infiammatorie croniche).

“Caratteriologia – L’analisi del carattere per capire i comportamenti umani” di Tommaso Traetta, Armando editore, 2009)