Caso di Carlo e Cristina (pattinatori) – Importanza di “aprirsi” nella coppia

//Caso di Carlo e Cristina (pattinatori) – Importanza di “aprirsi” nella coppia
coppia di pattinatori

Trattasi di due giovani atleti praticanti come coppia il pattinaggio artistico a rotelle a livello nazionale.

Il primo approccio con i due giovani atleti si verifica in occasione di un raduno collegiale. Attratti dallo sviluppo e dalle risultanze delle dinamiche di gruppo e di coppia sperimentale in quella occasione, chiedono di elaborare le loro difficoltà di rapporto e comunicazione.

E’ da tener presente che nella loro espressione agoniostica, molto dipende dal “sentirsi“, “intuirsi“, “vibrare all’unisono” nella coerenza dei movimenti, dei tempi e nel vivere la spazialità come una dimensione “unica”.

E’ da considerare altresì il problema della fiducia: la ragazza viene sollevata e sostenuta in movimento e si deve muovere tenuta continuamente in equilibrio stabile-instabile dal partner. Se non c’è sicurezza nel rapporto, non può esserci abbandono totale. A nostra esperienza personale molte giovanio coppie non ottengono i risultati che pur le loro capacità tecniche e doti atletiche consentirebbero, proprio in funzione  di problematiche relazionali. Esiste fra i due un problema di accettazione e, da parte di lei, rivalità verso un’altra partner del ragazzo. In effetti, la paura di cristina è che Carlo preferisca esibirsi con l’altra piuttosto che continuare con lei: Carlo è più vecchio di qualche anno di lei ed ha più esperienza artistica alle spalle. Lui, d’altronde, è portato a prendere in considerazione durante le sedute, le difficoltà della coppia come problemi specifici di Cristina.

Mentre Cristina è assolutamente pronta e desiderosa di aprirsi, di parlare e di affrontare le difficoltà in modo reale, il partner dimostra più difficoltà a mettersi in discussione: questo, tra l’altro, sembra un ostacolo abbastanza frequente anche nelle terapie dele coppie adulte (problematiche familiari e matrimoniali). Ad esperienza di chi scrive, infatti, la donna ha maggiore disponibilità a mettersi in crisi, a cercare una relazione reale, anche a costo di sacrifici concreti e personali. E’ probabile che, nella nostra cultura, la tendenza dell’uomo a difendersi di più ed a salvaguardare l’immagine che di sé spera gli altri abbiano, dipenda dai messaggi che condizionano il bambino fin dall’infanzia tipo “comportati come un uomo“, “gli uomini non piangono“, “sii forte“, “non comportarti come una donnicciola“, ecc.

Sembra altresì che, per alcune strutture caratteriali, l’ammettere, il dichiarare, il concedere a sé stessi ed agli altri la propria prefernza, la propria tenerezza, vivere il proprio abbandono, sia di una certa difficoiltà: la soluzione, frequentemente, è quella di trovare tutta una serie di giustificazioni e ragionamenti che portino, come conclusione, l’ammissione della propria preferenza. Il dire chiaramente e direttamente: “Tu sei per me importante” equivale asancire la propria debolezza. Nel gioco della coppia, equivale ad essere sconfitti, smascherare i propri stati d’animo reali: è più protettivo simulare indifferenza e noncuranza mentre nella realtà lo stato d’animo è: “Ci tengo, mi interessa, vorrei che tu…” ecc.

Uno dei sistemi adottati per catalizzare un rapporto sincero è stato quello di mettere i due atleti l’uno di fronte all’altro e di invitarli, alternativamente a completare frasi come “vorrei che tu…“, “di te rifiuto….“, “ho paura che tu…“, “di te mi piace…” ecc.

Si è avuta ben cura, comunque di far esprimere le negatività sempre all’inizio della seduta e di far affiorare, quando possibile, la positività sul finire dell’ora terapeutica. Le sesute hanno avuto come filo conduttore questa caratteristica: man mano che si procedeva nell’esperienza, carlo, stimolato e pungolato dall’esempio di Cristina, in ogni situazione ferocemente sincera ed onesta, un po’ alla volta lasciava casere le proprie difese. Quella resistenza che più rendeva ambiguo il rapporto, era la tendenza ad intellettualizzare tutto. c’era sempre un ottimo, ovvio, ragionevole motivo per giustificare ogni atteggiamento, pensiero ed azione di lui. A volte, si aveva l’impressione di avere a che fare con un robotperfettamente funzionante con idee sempre chiare e logiacmente finalizzate. La situazione potrebbe essere definita ed esemplificata in questi termini:

Lei: “Io ho paura che tu mi abbandoni e preferisca Maria come partner“;

Lui: “Ho mai mancato ai nostri appuntamenti, senza prima averti debiatmente avvertita?“;

Lei: “Ho paura che Maria sia più brava di me“;

Lui: “Mi piace fare tutte e due le specialità, d’altronde non ti ho mai dato motivo di preoccuparti“.

La difficoltà che saltava subito agli occhi evidente, per Carlo, era semplicemente rispondere, in modo diretto Si  o No.

Il fine della terapia è stato quello di rendere ambedue gli atleti conaspevoli delle proprie incertezze, delle proprie reticenze e degli equivoci e delle ambiguità nella comunicazione: la risultante è stata la capacità di acquisire la libera espressione dei propri sentimenti ed il concedersi di riconoscerli per propri. le sedute sono state in tutto tre: agonisticamente la coppia, dopo poco tempo, conquistava il titolo italiano della categoria.

Riteniamo che, ovviamente, il successo sportivo ottenuto dai due giovani atleti non sia scrivibile all’intervento relazionale eseguito: è probabile, comunque, che la migliorata comunicazione tra i due al livello di “sentirsi“, “toccarsi“, “guardarsi“, “credersi” ed “avere fiducia“, abbia partecipato, in qualche modo, al raggiungimento della meta sportiva.