Caso di Daniele (schermitore) – La gelosia come alibi

//Caso di Daniele (schermitore) – La gelosia come alibi

Trattasi di giovane schermitore, appena ventenne, che partecipò ad una riunione collegiale dove, per tutta una settimana, fece esperienza di terapia singola, di gruppo e di coppia.

In occasione di un controllo medico presso l’Istituto di Medicina dello Sport di Roma, chiese ed ottenne un colloquio. Il suo aspetto, quando si mise a sedere, era teso ne ansioso. Ergeva il busto, tutto inclinato in avanti, come se volesse passare dall’altra parte del tavolo ed i suoi occhi erano fissi, intenti e pieni di aspettativa.

Desideravo veramente di poterla rivedere con molta ansia, poiché da qualche mese sto veramente male ed ho bisogno di parlare con qualcuno che mi capisca e mi consigli. Non mi piace più tirare di scherma, allenarmi e fare tutte le cose che faccio normalmente ogni giorno. Il mio unico pensiero è sempre rivolto alla mia ragazza, che purtroppo abita in un’altra regione d’Italia, lontana, e che posso vedere a malapena ogni 15- 20 giorni. E’ come se io fossi diviso in due parti, il mio corpo è a casa, studia, fa le cose di ogni giorno, mentre la mia mente ed il mio cuore sono sempre con la mia ragazza. Sono anche un po’ geloso”.

Dopo alcuni minuti trascorsi a ripetere in varie forme gli stessi concetti, venne fuori che stava soffrendo in quel periodo di una forma di gelosia ossessiva, delirante.

In effetti, quel giovane non era in condizioni di potersi dedicare a niente altro se non al suo pensiero dominante: quest’ultimo si era impossessato della sua mente in modo invadente, così da condizionare il suo rapporto con la realtà.

Chiariti i termini della questione, il terapeuta decise di adottare una tecnica che utilizzava elementi dell’approccio rogersiano e psicodinamico. L’intervento era mirato ad ottenere la massima efficacia nel corso dell’ora della seduta, poiché l’atleta doveva ripartire nel pomeriggio per tornare presso la propria casa, in una lontana città del Nord. È difficile poter far rivivere, a chi legge, tutta la serie di stati emotivi di cui fece esperienza il paziente, e, far percepire, così come rivisse l’interessato, tutta una gamma di insight che, fortunatamente, arricchirono la seduta.

La conclusione, comunque fu che il paziente si rese perfettamente conto di aver trasferito, fino a quel momento, tutta ala sua energia, tutto il suo senso e significato della vita sulla figura dell’innamorata. Capì, inoltre, che aveva delegato alla ragazza il motivo stesso della sua vita e di essersi così deprivato ed impoverito di ogni fondamentale spinta a vivere autonomamente ed a godersi la vita stessa.

Mentre passavano i minuti, il terapeuta assisteva ad un cambiamento: il viso del ragazzo si distendeva, la tensione diminuiva, il corpo si rilassava sulla seggiola. Ad ogni “Ah, si è vero!” gli si illuminavano gli occhi, compariva un piacevole sorriso sul suo viso, mentre, frequentemente, annuiva energicamente.

La tecnica dell’intervento, che prevede una specularità riflessa, anche verbale, lo aiutò ad arrivare a capire da solo la maggior parte delle dinamiche che si sviluppavano in lui: le interpretazioni, infatti, furono poche e , comunque, studiate in modo scrupolosamente dosato.

Alla fine dell’incontro, l’atleta era molto più sereno, disteso, ed arrivò a felicitarsi da solo di aver pensato di venir a parlare in Istituto con il terapeuta. La sua segreta speranza, infatti, era che sarebbe bastato parlare con la persona con la quale aveva instaurato un buon rapporto di fiducia in occasione del ritiro collegiale, perché potesse finalmente finire quello stato d’animo angosciante in cui si era dibattuto negli ultimi tempi.

In effetti, questo avvenne, grazie soprattutto alla sua aspettativa positiva – che non fu delusa – ma anche e principalmente alla sua intelligenza pronta e vivace, alla sua voglia di capire, alla sua attenta sensibilità e d alle sue ricche, naturali risorse, espressione di una buona salute.

In occasione di un incontro successivo, alcuni mesi dopo, confidò tutto sorridente, al terapeuta che, di comune accordo con la ragazza, avevano deciso di interrompere il loro rapporto: questo era stato vissuto senza traumi e con reciproca, serena accettazione.