Dinamiche di gruppo – premesse allo stage

//Dinamiche di gruppo – premesse allo stage
dinamiche di gruppo
Considerazioni sulla dinamica di gruppo in occasione di uno Stage di sensibilizzazione professionale per tecnici ed atleti.

L’idea di riunire in una stessa esperienza tecnici allenatori ed atleti è venuta maturando, seppur lentamente, durante il lavoro svolto nell’ambito del consultorio di psicologia dell’Istituto di medicina dello Sport di Roma. infatti dai comuni contatti e dai colloqui diagnostici che si sono avuti con atleti di tutte le specialità e di qualsivoglia età, sono emerse molto frequentemente notevoli – ed a volte anche sofferte – problematiche relazionali tra gli atleti  e gli staff che li contornano. Ormai si è sempre più convinti che il metodo migliore per consentire una libera espressione delle proprie capacità tecniche ed umane agli atleti sia quella di:

  1. facilitare il rapporto – molto spesso insoddisfacente – tra tutti coloro che praticano lo sport e le strutture tecnico-dirigenziali organizzate alle loro spalle;
  2. affinare, sensibilizzare l’animo dei tecnici e degli allenatori, renderli più percettivi ai bisogni di chi si sottopone a dure fatiche, allenamenti pesanti e continui sacrifici;
  3. rendere, infine, i dirigenti più consapevoli dell’uso che loro fanno del “potere” al fine di meglio identificare il confine tra i loro personali problemi caratteriali e le razionalizzazioni dei loro atteggiamenti, date come alibi per giustificarsi alla luce della “necessità”, della “realtà” e della “logica”. sii sprecano infatti, in certi ambienti, i “si fa così e basta”, “ho deciso così e non si discute”, “poche storie, chiaro?” et similia.

Alla luce di quanto sopra è stato strutturato lo stage di sensibilizzazione con due precise finalità:

  1. fornire a tutti i partecipanti la conoscenza, anche se superficiale, di tutta una serie di tecniche di intervento terapeutico e diagnostico la cui esistenza era ignorata dalla maggio parte dei presenti;
  2. coinvolgere i partecipanti in prima persona, per vari giorni, a tempo pieno, in diverse esperienze autogestite alcune, in coppia altre e diverse in gruppo, nelle quali le componenti emotivo-affettive emergessero e si potessero altresì identificare gli atteggiamenti difensivi, di chiusura, di fuga. lo spirito in definitiva di quella che è stata definita da diversi presenti come “un’importante esperienza di vita” è stato quello di aiutare le persone ad entrare un po’ più in contatto con sé stesse, con il proprio mondo interno, ad identificare meglio i momenti in cui ci si nasconde dietro la “maschera” e, infine, a recuperare le parti più spontanee, genuine, sincere di ciascuno. in quelle condizioni emotive è stato veramente facile rendersi conto come si possono modificare i rapporti interpersonali e come si può, grazie all'”apertura”, meglio sentire il bisogno dell’altro ed averne maggior rispetto. E’ divenuto così più facile, per i membri dello stage, scoprire il piacere di parlare con persone estranee di sé stessi, dei propri confini, del proprio mondo e verificare che tutto ciò non è necessariamente una “debolezza” o “imprudenza” di cui ci si debba in futuro dispiacere.

Il problema delle relazioni umane è, ovviamente, anche nello sport, importante, poiché sotto certi aspetti, è determinante ai fine della valorizzazione delle personalità insicure, incerte, bisognose di gratificazione d i rinforzo. Quante volte abbiamo viso che il semplice “cambio della guardia” a livello di allenatore o di dirigente in certe squadre ha portato notevoli valorizzazioni di elementi che, nelle precedenti gestioni, vivevano nell’anonimato. Viceversa, quanti esempi abbiamo, sotto gli occhi, di atleti efficienti e validi che, per vari motivi, cambiando guida perdono in mordente ed operatività. Non c’è dubbio, quindi, che i rapporti esistenti o mutanti nell’ambito delle società sportive siano da prendersi in attenta considerazione  e debbano divenire sempre più oggetto di studio e di ricerca. Il risultato sportivo, in definitiva, può essere considerato come l’ultimo atto di una serie programmata – od insufficientemente programmata – di tempi e di dinamiche che precedono la situazione propriamente agonistica. Infatti per una migliore comprensione di quello che possiamo considerare l’ultimo atto della situazione scenica rappresentata dalla gara, dobbiamo riflettere sull’atmosfera familiare, sui rapporti con i parenti stretti, sulla situazione affettiva condizionata dai vari partner, sulle capacità volitive e sulla serietà, sulla dieta, sulle relazioni con l’allenatore, con i tecnici e i dirigenti, sui rapporti con la folla, sulle motivazioni consapevoli e profonde del personaggio, a volte fragile ed esitante, rappresentato dall’uomo-atleta.