Dinamiche di gruppo – primo giorno di stage

//Dinamiche di gruppo – primo giorno di stage
presentare se stessi
Considerazioni sulla dinamica di gruppo in occasione di uno Stage di sensibilizzazione professionale per tecnici ed atleti.

Programma:

9:00 Apertura

10:00 Presentazione e conoscenza reciproca

11:00 Problematiche di psicosomatica

15:00-19:00 Grande gruppo sull’esperienza del mattino

L’inizio dell’esperienza è stato preceduto da un intervento del prof. Ferruccio Antonelli, titolare delle cattedre di Psicologia della Scuola centrale dello sport e dell’Istituto di medicina dello Sport di Roma, il quale oltre all’augurio di “buon lavoro” è entrato direttamente nell’argomento partecipando ai convenuti che, alla fine dello stage, la più importante constatazione sarebbe stata, forse, che “nulla macroscopicamente è cambiato”.

L’aspettativa cioè, era meglio che fosse “non avere aspettative”. L’invito è stato di partecipare all’esperienza, vivere le situazioni, coinvolgersi, ove possibile, e, nel rifiuto al coinvolgimento, acquisirne profonda e responsabile consapevolezza. Lanciato e lasciato così il messaggio, F. Antonelli ha chiesto al conduttore dello stage di iniziare i lavori.

La prima richiesta al gruppo, di circa 40 persone, è stata di abbandonare le sedie, togliersi le scarpe e mettersi seduti per terra su un enorme tappeto di moquette predisposto all’uopo al centro dell’aula. Si è iniziata quindi la presentazione di ciascuno secondo la formula: “Io sono…”, seguito dal nome proprio espresso ad alta voce e guardando le persone sedute intorno a circolo. come abitualmente avviene, in queste situazioni, già nell’invito ad esprimere ad alta voce il proprio nome sono affiorate alcune difficoltà relazionali: non tutti si sono espressi secondo la richiesta ma sono venute fuori  diverse voci roche, imbarazzate, non facilmente udibili, alcuni sguardi sfuggenti e , nel complesso, sono stati espressi diversi disagi individuali. nasceva così una dinamica ed il gruppo veniva sollecitato a divenire consapevole del proprio comportamento. Si è ripetuto, più volte, il giro della presentazione finché ognuno non è stato in condizione di presentarsi al gruppo senza apparire in soggezione.

Al fine di stimolare una successiva maggiore coesione è stata poi proposta una discussione sulle più importanti problematiche psicosomatiche, sia personali sia degli atleti dagli stessi attualmente seguiti. Il pungolo più volte portato dal conduttore per rimanere anche sulle problematiche personali – a tal fine ha parlato  spesso di sé e delle proprie tendenze a somatizzare – ha avuto lo scopo di mantenere il livello dello scambio nel gruppo più sul piano emotivo che non sul piano razionale.

La mattina è trascorsa così in un fitto intrecciarsi di scambi di esperienza, di commenti, considerazioni e vissuti personali. Alla fine l’ansia che incombe in ogni situazione di gruppo al primo incontro (paura di “chi sei tu”, “chi sono io” oppure “ho paura del tuo giudizio”, “ho paura di essere aggredito” ecc.) veniva pressoché decantata grazie all’impatto iniziale in cui sono state subito esposte, dichiarate e viste accettate le proprie debolezze. Nel pomeriggio, dopo il break del pranzo, si è vissuta un’esperienza pratica nella quale ciascuno dei singoli partecipanti ha cercato di individuare le proprie zone del corpo abitualmente soggette a tensione o a dolori di varia natura. E’ stata proposta, poi, tutta una seri di esercizi al fine di scaricare le tensioni corporee preminenti. Si è ripreso, quindi, l’argomento del mattino cercando, come unica accortezza di base, di evitare che i partecipanti concedessero troppo spazio al proprio esibizionismo professionale per facilitare altresì un maggior contatto con le diverse parti fragili del proprio Io.