Disturbi psicologici e psicosomatici associati alle strutture caratteriali

//Disturbi psicologici e psicosomatici associati alle strutture caratteriali
malattia psicosomatica

Introduzione: medicina psicosomatica

L’esigenza di una teoria che consideri contemporaneamente due aspetti inscindibili nell’uomo, l’aspetto anatomofisiologico e quello psichico, ha origini molto antiche. Ippocrate, nel 460 a.C., nel tentativo di classificare il genere umano, distingueva vari temperamenti in base alla diversa mescolanza delle quattro sostanze biologiche essenziali. La problematicità del rapporto mente-corpo è stata riproposta, in tempi più recenti, da Freud, nella espressione del misterioso “salto dalla mente al corpo“. In campo psicoanalitico per molto tempo si è indagato sul significato simbolico della somatizzazione nella conversione isterica, considerando i disturbi fisiologici espressioni simboliche di pulsioni istintuali. Recentemente, per spiegare tutta la complessità della genesi della malattia psicosomatica, è stato proposto il modello integrativo che prende in considerazione il problema dei rapporti tra correlati biologici e correlati comportamentali delle emozioni e dello stress. Esso stabilisce un rapporto diretto tra espressione somatica e comportamentale delle emozioni e sviluppo delle malattie somatiche o disturbi psichiatrici. La reazione emozionale dell’organismo, provocata da stimoli interni o esterni, reali o simbolici, non è mai solo biologica o solo comportamentale, ma tende a manifestarsi con entrambe queste modalità.

La reazione emozionale , comunque indotta, si accompagna ad una attivazione dell’asse ipotalamo-diencefalo-ipofisi-tiroide-corticosurrene e gonadi, che provoca una stimolazione della midollare del surrene con aumento delle catecolamine circolanti e, di conseguenza, a modificazioni complesse dell’equilibrio vegetativo e del sistema immunitario. Parallelamente si verificano modificazioni comportamentali e intrapsichiche. È chiaro che la reazione emozionale presuppone l’esistenza di uno stimolo scatenante, significativo per l’individuo e la sua storia, legata anche alla sua autostima ed accettazione di sé. L’organo ammalato è pertanto solo l’epifenomeno di un alterato processo fisiologico che va ricercato a livello vegetativo, endocrino e immunitario, per l’intervento di stimolazioni emozionali durevoli.

È solo la stimolazione cronica che produce la malattia, perché  una semplice stimolazione emozionale, qualora esista un equilibrio di personalità, è uno dei presupposti fondamentali che giustificano la vita e l’integrità dell’organismo.

Tutte queste considerazioni si possono trasferire nella pratica clinica analizzando tutte le reazioni dell’organismo nelle situazioni ansiogene e da stress che, cronicizzandosi nel tempo, diventano malattia psicosomaltica. Noi intendiamo per malattia psicosomatica tutto ciò che riguarda la sofferenza del soma  e della psiche, visti in un’ottica unitaria, sintonica e coerente e che è evidenziabile, documentabile e diagnosticabile nel suo insieme, in termini clinici e di valutazioni strumentali. Esiste, però, l’ineffabile, l’indefinibile senso di malessere psicosomatico, che non è sempre localizzabile su un organo ma ha confini imprecisi, si accompagna ad ogni situazione di disagio e che noi siamo portati a definire con il termine omnicomprensivo “ansia con somatizzazioni“. Il paziente pertanto, visto in chiave psicosomatica, è un contenitore e al contempo rivelatore di “cambiali e scadenze”, che si sono organizzate nel proprio mondo infantile e che emergono, in maniera più o meno specifica, nei momenti più imprevedibili ed impensabili della vita.

“Caratteriologia – L’analisi del carattere per capire i comportamenti umani” di Tommaso Traetta, Armando editore, 2009)