Essere e apparire

//Essere e apparire
apparenza

I modelli di vita

La gente tocca di noi la vera natura di persona, fin da bambini: questa natura, espressa come processo di adattamento naturale agli impulsi esterni, rappresenta un ulteriore arricchimento riguardo la comprensione di come si origina il carattere.

Possiamo definire la struttura caratteriale come un nucleo energetico genuino e vitale che si modella in funzione delle risposte agli input esterni.

Il problema nevrotico nasce quando, soggetta alla legge della sopravvivenza, la risposta è più attenta alle aspettative del mondo che funzionale  alle proprie qualità e ai propri bisogni.

L’inganno, infatti, nella vita, consiste nell’essere attenti e coerenti    con le aspettative degli altri su di noi, ma a costo di negare noi stessi: l’eccessiva attenzione verso gli altri nega la coerenza verso noi stessi.

Nelle problematiche di coppia, per esempio, l’errore consiste nel vivere secondo dei modelli (“Devo dimostrare che io ed il mio partner siamo felici, insieme; devo dimostrare che ho ragione io; devo dimostrare che sono bravo, che sono buono…”). Modelli, quindi che vogliono rappresentare, con cui ci identifichiamo e che vogliamo “raccontare” agli altri.

È la tensione continua a voler mantenere intatto il modello di rappresentanza, a mantenere l’illusione di essere visti e pensati come desideriamo noi.

Questo ci incanala scientemente , ma anche inconsapevolmente, verso la deformazione nevrotica dell’esperienza esistenziale. È un consumo di energie anacronistiche per la nostra realtà: viviamo nell’obbligo di essere ciò che non siamo, fino alla saturazione dei nostri meccanismi difensivi.

L’appariscenza, infatti, non giustifica l’esistenza, che è giustificata da sé stessa: il nostro diritto alla vita scaturisce dal fatto che “esistiamo”.

Purtroppo, a volte, ne siamo consapevoli solo in occasioni dove è necessaria l’aggressività che, sola, garantisce la sopravvivenza.

Il pavone, anche senza esibire la ruota di piume, rimane sempre e comunque la realtà di un pavone: in definitiva, la differenza fra l’apparire e l’essere, fra il sogno e la realtà, è quella che corre fra l’illusione  della felicità e la felicità vera.

Le radici

Invece che vivere secondo i modelli, dovremmo vivere secondo i nostri sentimenti, che hanno le loro radici.

Quando la foglia è pallida, infatti, è inutile annaffiare la foglia, ma bisogna andare a vedere quanto sono considerate e nutrite le sue radici.

Ma dove traggono origine queste radici?

La riposta è nella nostra infanzia: ciò che ci fa stare male da bambini è il rifiuto, la delusione, la sconfitta, il dolore, la solitudine, la violenza e la paura; questi sentimenti e queste esperienze si embricano fortemente fra di loro.

Il malessere si autogenera e procrastina nel tempo grazie agli alibi che ci inventiamo per non sentire questi stessi sentimenti.

Noi ci creiamo continuamente gli alibi per non sentire il dolore, gli alibi per non reagire, gli alibi interpretativi che ci consentono di evitare i grossi disagi. Gli alibi, in definitiva, che ci impediscono di vivere la realtà.

(da “Caratteriologia – L’analisi del carattere per capire i comportamenti umani” di Tommaso Traetta, Armando editore, 2009)