Il Ponte: liaison tra infanzia e adultità

//Il Ponte: liaison tra infanzia e adultità
ponte bambino-adulto

I sentimenti, come dicevamo, esistono di per sé. Non necessitano d i dimostrazioni, giustificazioni, spiegazioni. Per amare o per non amare, non c’è bisogno di dare spiegazioni. È la potenza del nostro sentimento a spazzare il mondo delle interpretazioni e delle giustificazioni: “Mi va”, “Non mi va”, “Voglio”, “Non voglio”, “Amo”, “Non amo”. È la potenza della realtà Non abbiamo bisogno di scrivere un trattato per spiegare perché “non ci va”. La difesa dei nostri dirittti e la pretesa del riconoscimento del loro valore, deve scaturire dalla nostra sincera convinzione di fare del nostro meglio e di essere coerenti con noi stessi. La verità è il binario vincente della vita.

È l’energia del sentimento che scuote la cresta dell’appariscenza, del modello, della negazione, della giustificazione e che ripristina una “liason” tra la genuinità che vive in noi e l'”adultità” che inseguiamo continuamente. È un salto verso la capacità, adulta, di bastare  a noi stessi e verso l’indipendenza, che ci consente di godere la vita. In noi adulti esistono dilemmi infantili irrisolti che impantanano ed imbrattano la nostra vita, nel tempo attuale. Per liberarci da questi vincoli che ci trattengono in una immersione asfittica dell’energia infantile, impedendoci di vivere l'”adultità”, dobbiamo acquisire la consapevolezza di avere in dotazione l’energia adulta.

Esiste una differenza tra l’energia reattiva del bambino e quella dell’adulto. Nella reazione del bambino tutte le energie disponibili sono arruolate, perché il bambino non conosce la forza che lo assale o la supervaluta: deve quindi, raccogliere il massimo di sé per garantirsi la sopravvivenza. Questo  meccanismo si ripresenta ossessivamente nell’adulto, dove la paura, la rabbia ed il dolore infantili si dibattono sterilmente, senza trovare soluzione, snervando e bloccando la vita. L’alternativa consiste nell’aiutarla parte adulta a smascherare il meccanismo paralizzante ed infantile che si agita in lei ed abbandonarlo, per rivolgersi alle proprie energie vitali, con fiducia. L’adulto, infatti, è dotato di esperienza di vita che gli consente di calibrare l’energia necessaria per reagire. La differenza tra queste due cariche energetiche rappresenta la forca caudina del passaggio dell’infanzia-adolescenza alla maturità.

Anche per smantellare la ricezione della paura e del dolore il meccanismo è la valutazione ed il confronto tra il dato di realtà nel passato (l’ansia e la depressione, infatti, nascono, nel periodo infantile, su un dato di realtà) ed il dato di realtà nel presente, in cui, da adulti, possiamo trovare una alternativa: la soluzione. L’iter parte dal capire cosa ci è successo: altrimenti, come è possibile muoversi nella direzione di un cambiamento? la strada faticosissima della costruzione del “Ponte” per approdare dal passato all'”Oggi” è la presa  di coscienza, giorno per giorno, ora per ora, che i nostri comportamenti sono infantili, perché nati duranti l’infanzia, ma inquinano la vita adulta. Intendiamo per “ponte” il tragitto di esperienze, di sentimenti, di tentativi ed errori che costruiscono la trama della nostra infanzia e della nostra adolescenza, dove le tracce fondamentali sono rappresentate dalle grandi emozioni che costituiscono i pilastri della nostra vita. le emozioni sono: bisogno, paura, gioia, dolore, rabbia ed, infine, sintesi di tutto ma anche genesi di tutti, l'”Amore”. Il “Ponte rappresenta la gigantesca liana che consente legami, relazioni, contatti, la cui intensità e profondità è direttamente proporzionale all’intensità, alla forza, a volte alla violenza, che caratterizzano le esperienze primarie da bambino all’oggi.

Il “Ponte” verso l’area della vita adulta è riconoscere la nostra ansia infantile, che ci fa tinteggiare di paura l’errore, il rifiuto, la non considerazione, nell’oggi. Percepire la nostra ansia del giudizio di “mamma e papà”, percepire la nostra paura del rimprovero, percepire  la nostra tensione competitiva, cioè il “Devo competere ma ho paura della competizione”, rappresenta il blocco,, la cui consapevolezza rappresenta l’inizio della soluzione. il ponte  è il recupero dell’imprinting iniziale, il suo confronto con la realtà attuale e la fiducia nella creazione di un imprinting nuovo, moderno, adulto. Il “Ponte” va osservato, fotografato, analizzato nella sua genesi, così da consentirci, nel ripasso storico, l’individuazione di quanto ha facilitato, favorito o negato e distrutto l’apertura del cuore ai sentimenti e, quindi, la formazione del modello delle relazioni umane che ci caratterizzano nell’oggi.

L’anima del “ponte”, che è il filo conduttore del nostro approccio terapeutico, è il continuo, metodico agganciare, nella seduta terapeutica, ogni esperienza emozionale, ogni percezione di sé , ogni evento attuale, al passato: “È già successo?…con mamma… con papà…”. “Questo sentimento te lo evocava mamma? Te lo evocava papà?”. “dove ti porta questo avvenimento?…”. “In quale zona del tuo passato?…”. “È un’esperienza che hai già vissuto?…” “In quale area di ricordi si muove questo sentimento, questa reazione, questa scena?…”.

Questo rimbalzo e confronto continuo, tra il passato ed il tempo attuale, è la trama della coscientizzazione del “qui ed ora“. possiamo sempre stimolare alla riflessione:

“Questo è successo da bambino, quando non avevi esperienza, intelligenza, cultura ed energie tali, come hai oggi, che sei adulto, per affrontare meglio tutta la situazione. Oggi è diverso!! Impara a trovare il modo di prendere le distanze da questa abitudine infantile, passiva, confusa e sprovveduta di vivere queste situazioni. Oggi sei Adulto, con tutta la ricchezza energetica che questo stato comporta, puoi emergere dl lamento del bambino e dell’adolescente, per prenderti le responsabilità delle tue risposte: adeguate”.

Per trovare la verità e, quindi, la strada maestra, bisogna mettersi continuamente in discussione: “Non mi è piaciuto come mi sono comportato: dove sta il vero problema?”. Il Ponte tra il bambino che è in noi che ancora urla, strilla, sbraita, ha paura, è terrorizzato, è bloccato o scappa e vive con senso di colpa ogni rimprovero, ogni punizione, ogni umiliazione ed il buon senso dell’adulto, consiste nell’accettazione del contraddittorio. Cioè accettare che qualcuno dica “hai sbagliato”, senza scivolare nella pretestuosità dialettica e nella polemica, finalizzate a nascondere la ferita narcisistica ed a vivere l’illusione che, avere sempre ragione, ci rende speciali e , quindi, più amabili.

Le persone che hanno bisogno di giudicare, sentenziare continuamente, diagnosticare, etichettare, sono delle persone estremamente insicure, hanno paura di vivere. Chi ha bisogno di esprimere giudizi e sentenze secondo scale di valori prestabiliti è chi ha paura di affrontare l’incognito, il quotidiano, di vivere l’avventura della vita, di affrontare, impreparata, qualunque evenienza, qualunque novità. Chi sentenzia si costruisce un mondo definito, barricato, il più infrangibile possibile, che nell’illusione, lo faccia sentire al sicuro nei propri schemi e nella gabbia dei propri schemi. Chi vive l’avventura della vita accettandola come viene e per quello che è, elastico, adattabile, duttile, capace di critica, di autocritica, di ripensamento: la vita è fatta di novità continue, di scoperte continue, la vera forza vitale consiste nell’adattamento e nega la rigidità come strumento assoluto di rassicurazione e tranquilla coerenza.

Pertanto, invece di rincorrere ansiosamente la soluzione, dobbiamo metterci in discussione, concentrarci nell’identificare “come ci muoviamo” in relazione agli ostacoli che si frappongono tra noi e la soluzione. Prima della soluzione, quindi, è necessario chiarirci sul metodo e sugli strumenti da usare per arrivare alla stessa “Ma io ho capito il problema?”; “Ma mi rendo conto che…?”; “E se io fossi al loro posto?”; “ma questo è il sistema migliore per…?”.

“Caratteriologia – L’analisi del carattere per capire i comportamenti umani” di Tommaso Traetta, Armando editore, 2009)