Immagine di sé

//Immagine di sé
l'apparenza dell'immagine

Il ponte

Da bambino sentivo dire molte volte “E’ bravo, bello, intelligente, capace” rivolto ad altri bambini ed io mi domandavo: “Perché non a me? Quando anche a me?”.

Oggi, ancora, noi adulti vogliamo apparire apprezzabili e preferibili e vogliamo che gli altri vedano di noi quanto di meglio possiamo esibire.

Ma noi chi siamo veramente?

Ma noi come ci sentiamo dentro?

Frequentemente, molti sono portati a pensare: “Io sono un bluff permanente”.

mi meraviglio, quando, se parlo, gli altri mi ascoltano con attenzione.

con stupore vedo che, se cammino, gli altri si scostano per consentirmi di passare. Mi vedono!

Esisto veramente!

Non sono soltanto la sintesi dei miei sogni e delle mie illusioni! Infatti mi sembra spesso di ingannare chi mi approva: la mia tensione è di convincere che la merce che vendo è reale e di qualità. Ma io, per primo, non sono convinto di ciò.

Io non sento mai di meritare veramente quello che ottengo e vinco.

La piattaforma della mia realtà è rappresentata sempre dalla stessa convinzione: sono stato semplicemente più fortunato, non meritevole.

Nella sostanza non mi “sento” mai veramente.

“Non sono mai degno di…”

Questo, in sintesi, rappresenta il credo e la convinzione profonda di chi non ha veramente contatto con sé stesso ma solo con la superficie di sé, con la quale sperimenta il mondo e si offre ad esso.

Tolta l’immagine, rimane il fantasma.

L’immagine ed il suo inganno

L’immagine è la nostra capacità di presentare al mondo il modello migliore di noi stessi.

L’indennità dell’immagine è l’operazione mercenaria di convincere il mondo di quanto siamo bravi.

Però più una persona si propone come indenne, più è opportuno dubitare della sua affidabilità ed attendibilità.

Non esiste, infatti, persona che non sia criticabile ed, in questo, consiste la differenza tra credibilità e l’indennità dell’immagine (immagine non criticabile).

La vita, infatti, non è una prestazione: è un’esperienza.

Non abbiamo bisogno di competere continuamente per sentirci vivi: la competizione, infatti, frequentemente, è funzionale alla vendita dell’immagine.

L’immagine che vendiamo al mondo è l’antitesi della attendibilità che consiste nell’accettazione del proprio problema, cioè nella responsabilità che ci assumiamo verso il mondo di essere visti anche nei nostri limiti.

La credibilità, parimenti, consiste nell’attendibilità che gli altri possono attribuire a noi come persone e nella fiducia che siamo capaci di ispirare per le nostre qualità umane.

(da “Caratteriologia – L’analisi del carattere per capire i comportamenti umani” di Tommaso Traetta, Armando editore, 2009)