La soluzione illusoria e il suo prezzo

//La soluzione illusoria e il suo prezzo
illusione

Il senso di inadeguatezza che ci portiamo dentro, fin da bambini, ci induce a proiettare sugli altri i nostri pensieri (“Se sono umile mi svalutano, se gonfio il petto mi rispettano”) ed a crearci un’immagine di noi che pensiamo sia indenne dal giudizio negativo e quindi vincente. Di conseguenza, sono la solitudine interna ed il silenzio emotivo che abbiamo sperimentati da bambini che ci condannano, per compenso, all’illusione dell’immagine vincente; queste ci hanno spinto ad inseguire sempre un’alternativa fantastica, per trovare una soluzione, è questa ricerca che ci rende stanchi e depressi.

D’altronde il rifiuto primario lo sperimentiamo, normalmente, in famiglia.

Il dolore che ne consegue può operare nella direzione della rimozione invece che in quella della libera espressione. Ne consegue un’esperienza di vita rappresentata da una continua ricerca di amore, dovunque e comunque, a volte generatrice di bulimia, “sempre” generatrice di infelicità.

L’aspettativa illusoria è stata la convinzione di essere accettati tramite l’offerta di una persona positiva, accomodante, accogliente. Tutto il vissuto infantile, però, esige un prezzo da pagare, per arrivare il più possibile indenni all’adolescenza, avendo come meta l’accoglienza ed il riconoscimento degli altri. Tale prezzo è l’autorizzazione a pensarci ed a farci pensare come persone innocue, adattabili, nella speranza di essere accettati. La causa è la mancanza di autostima e fiducia in noi stessi ed il costo è il non consentirci sentimenti reali.

Ad esempio, nella relazione di coppia, il compromesso è subire le interpretazioni, le proiezioni paranoidi, l’invasività e la mancanza di rispetto da parte del partner, pur di nutrire l’illusione: “Lui/Lei comunque c’è, esiste, sta con me, ho un punto di riferimento: non sono solo/a”.

La paura che ci impedisce di essere assertivi nell’affermare le nostre ragioni è la paura del giudizio e della smentita dell’altro, che svuota di energia il contenuto delle nostre intenzioni.

Il nostro senso di inadeguatezza, quindi, il nostro sentirci in balia della verità degli altri e la percezione della realtà esterna che ci aggredisce, ci manda in affanno, in funzione del tentativo continuo ed ansioso di convincere gli altri. L’affanno per convincere, come reazione istintiva, è una forza propulsiva a rassicurare il prossimo di aver fatto del nostro meglio, di esserci comportati come lui/lei voleva e di non aver sbagliato.

(da “Caratteriologia – L’analisi del carattere per capire i comportamenti umani” di Tommaso Traetta, Armando editore, 2009)