La vita non è un’opzione – quarta parte

//La vita non è un’opzione – quarta parte
libero dai condizionamenti
Liberarsi dai condizionamenti. Di seguito viene presentata la trascrizione della terza parte di una delle relazioni presentate dal dottor Traetta presso l’Istituto di Scienze Umane di Napoli presieduto dal dottor Michele Rossena, dal titolo “La vita non è un’opzione: la vita è l’unica vera realtà”.
  • Signora: guardare le persone per quello che sono, non la proiezione dei nostri condizionamenti nelle relazioni che, molto spesso, sono alterate dai nostri condizionamenti

Ma i condizionamenti sono operativi, sono operanti a prescindere dalla nostra volontà, per cui la reazione che voi dovete avere è respirare profondamente quando c’è una situazione di disagio, una situazione che non vi piace: pausa…che sto provando? Che sento? E chiarire.Se io adesso vedo tra di voi degli sguardi accoglienti, sintonici con me, io non mi pongo quesiti o problemi;  mi rassicuro: mi stanno ascoltando.Se io vedo uno sguardo brusco, una fronte corrugata, mi domando “che sta pensando? Il passo successivo è “che c’è che non va?”. Questo dovrebbe essere il movimento che dovrebbe caratterizzare i rapporti quotidiani: “Che c’è che non va?”

(nel frattempo un ascoltatore abbandona l’aula)

Ecco, in questo momento mi domando Perché se ne va? Non è importante che lui abbia la libertà di andarsene, ma è importante quello che provo io che sono venuto qui per parlarvi, che sto facendo del mio meglio per essere ascoltato e per creare una sintonia con voi, nel vedere che qualcuno si alza e se ne va. La prima possibilità è la frustrazione, il dispiacere ma è qui che dobbiamo stare attenti nel non farci condizionare dal giudizio,  perché il signore  potrebbe essere andato semplicemente al  bagno o a fare una telefonata importante o aver realizzato che l’argomento di questa sera non è interessante per lui.

  • Signore: in pratica ogniqualvolta che ci sentiamo giudicati da una persona che ci guarda “storto” dobbiamo andare a chiarire con quella persona

Si, è un allenamento a sentirsi liberi dal giudizio altrui ed alla chiarezza

  • Signora: altrimenti si rischia di inserire il sistema della rimuginazione e diventa paranoia.
  • Signora: e se l’altro siamo noi? Se chi mi giudica sono io stesso?

Cioè se io mi blocco, mi impedisco di venire fuori, di esprimermi, di comunicare perché sento una voce interna che mi dice “No, non puoi, lascia stare, non è il momento, non è la situazione, fai una brutta figura, etc”. Se noi valorizziamo troppo dentro di noi il timore e la paura del giudizio degli altri, non campiamo più. È importante il giudizio degli altri come momento di confronto,  ma se io valorizzo troppo il giudizio altrui e mi metto in una situazione di sudditanza, di soggezione senza io stesso essere normalmente critico e passo da uno stato di superiorità a uno stato di sudditanza. Non mi consento cioè quel minimo di riconoscimento verso me stesso come pensare a modo mio, esprimermi come voglio  e consentirmi di sentirmi inserito nel gruppo, nella società,  perché faccio un’operazione di castrazione continua,  di “carabiniere interno” tali ed esagerate da  tolgiermi il piacere di vivere, di sentirmi una persona libera di parlare, di essere quello che sono.

Non posso essere quello che sono, soltanto in piena solitudine. Io devo essere quello che sono in piena comunicazione con gli altri, in piena condivisione, e se non ci riesco vuol dire che do agli altri un enorme potere su di me e non va bene.

  • Edoardo: io ho risolto questa situazione quando ho percepito che il mondo non era costituito solo dai miei genitori e quindi ho smesso di aver paura del mondo in generale

Tu hai fatto questo percorso, io nella mia esperienza sono partito dalla ribellione verso mia madre per cui non identificavo, col passare del tempo, il mondo con la mentalità e gli occhi di mia madre e per questo mi sono potuto poi evolvere ma originariamente era così anche per me.

  • Edoardo: io non ho potuto vivere la ribellione da piccolo

L’età è un dato fondamentale perché più riesci precocemente a liberarti della sudditanza e più ti consenti di crescere come individuo. Io ho cominciato a crescere oltre i 30 anni, prima ero un baccalà.

  • Signora: io sono stata una bambina e un’adolescente libera. La mia ribellione non mi ha portato a niente di buono perché io mi esprimevo e sfogavo la rabbia nei confronti dei miei genitori. Taccio di più adesso.

Però vedi, tu confondi, e questo credo che succeda a moltissimi altri perché noi siamo portati a confondere l’utilità con la inutilità di consentirci dei sentimenti in funzione dell’ottenimento di un risultato  non è così.

  • Signora: Io ho provato sempre un ammirazione per i miei coetanei che magari andavano fuori città vivendo un’esperienza di vita diversa, io invece urlavo e strillavo. Sono stata una ragazzina molto difficile e non ho avuto mai il coraggio di fare un passo da sola.

Hai descritto una fase della tua evoluzione ma se noi ci fermiamo ad analizzare una fase della nostra evoluzione non possiamo non vedere lo sviluppo, l’iter, nel contesto della nostra vita. E’ chiaro che è troppo limitato il giudizio. Normalmente è un giudizio negativo, non valido, ma noi dobbiamo vedere le fasi della nostra evoluzione in un continuum che ci porti ad analizzare la conclusione: dove stiamo oggi. Noi qui stiamo parlando tra persone, che qui stasera pensano come pensano, sentono come sentono perché se analizziamo quello che ho pensato e che ho sentito come conclusione della sintesi  dei nostri pensieri noi possiamo giudicare anche fallimentare il nostro percorso: ma non dobbiamo fermarci alle fasi ma dobbiamo considerare quello che siamo oggi, stasera e pensare come sarò domani sulla spinta di questa provocazione. Come mi comporterò domani sull’incoraggiamento di questa sera? Come mi comporterò domani sull’illuminazione che questa sera ho ricevuta? Mai fermarvi a valutare la difficoltà avuta, voi vi dovete fermare a valutare il sentimento che provate ora. È un incoraggiamento, alleluia, deve durare tutta la vita. È un rinforzo positivo, alleluia deve durare tutta la vita. È un rinforzo positivo che dura si e no un anno: va bene; l’anno prossimo ci riprovo.

  • Marco: nel mio percorso oltre a continuare a sentire il peso del passato, materno soprattutto sento anche il peso del potere della classe dirigente italiana, della pubblica amministrazione. Come affrontarla personalmente o socialmente?

Osservazione corretta perché capita a tutti. La risposta è ascoltare sempre il tuo cuore. Allenati a dare voce al tuo cuore. Allenati ad avere fiducia nei tuoi sentimenti. Allenati a non tacitare mai il la tua visceralità, non ti arrendere mai. Questa è la risposta.