La vita non è un’opzione – terza parte

//La vita non è un’opzione – terza parte
religione e "Io"
Il condizionamento della religione sui nostri comportamenti. Di seguito viene presentata la trascrizione della terza parte di una delle relazioni presentate dal dottor Traetta presso l’Istituto di Scienze Umane di Napoli presieduto dal dottor Michele Rossena, dal titolo “La vita non è un’opzione: la vita è l’unica vera realtà”.
  • Signora: io non mi ero mai confessata nemmeno quando mi sono sposata perché avevo solo 18 anni quando mi sono sposata e quando andai per confessarmi il prete mi disse “ma a 18 anni che peccati puoi aver fatto’” e quindi mi sono sposata senza confessione. Mi sono confessata recentemente e l’ho vissuta come una cosa liberatoria “io ti assolvo” …a me? Che mi sono sentita sempre una grande peccatrice, bambina cattiva.

Questa osservazione è la conferma dell’esistenza di una sottile e penetrante forza di potere che agisce nell’animo umano. Se io confesso non a un sacerdote ma a un mio amico, come può essere Michele, tutte le cose che secondo me sono punibili, sono esecrabili e sento, state attenti, l’anima di Michele, il cuore di Michele, l’amicizia di Michele, il sentimento positivo di Michele che mi accoglie, che mi capisce e che mi dice “vabeh va’… hai fatto delle fesserie però non ti preoccupare, hai tempo per rimediare… stai tranquillo” io ne ricevo un beneficio, un’apertura, un sollievo come poche possibilità umane possono offrire rispetto a questo tipo di  mia confessione a  un amico. Se voi andate, come io facevo da ragazzino a confessarvi, e osservate la faccia di chi vi ascolta e da adulti commentate le parole che vi sono state dette e commentate da adulti la conclusione “va beh…. Di’ tre Ave Maria, tre Padre Nostro etc etc e siete assolti dal peccato”. Io oggi da adulto me la rido perché non sento sentimento di partecipazione, di simpatia, di accoglienza.

  • Altra signora: Il mio sacerdote è una persona molto intelligente e sensibile, paragonabile a Michele

Io non ho avuto la fortuna di incontrare una persona calda, accogliente, comprensiva che faceva dei commenti adatti nel momento in cui confessavo colpe esecrabili, le colpe di tutti i ragazzini: la masturbazione… Il colpevolizzare come peccato mortale la masturbazione è peccato mortale. Avendo trovato una persona sensibile, matura etc etc io son d’accordo ma il problema è che la routine  ad ascoltare, magari meccanicamente, e poi “tre ave Maria e Padrenostro, vai con Dio”  è quello che riduce l’importanza ed  il valore di purificazione dei cosiddetti peccati.

Per me tutte le religioni vanno bene, a prescindere dall’ origine storica della loro nascita quando i più furbi si impossessavano della coincidenza di eventi naturali eccezionali che li potevano mettere, in qualche modo in evidenza sfruttandoli a loro vantaggio e ciò veniva riconosciuto dalla gente,  come evento sovrannaturale. Pensate ai primi sacerdoti egiziani che erano i più abili prestigiatori che, per esempio  ti facevano apparire un bastone che diventava serpente e viceversa etc, etc, cioè il potere veniva conquistato dai più abili, dai più intelligenti, dai più capaci di imporsi alla massa.  La storia egizia insegna che  i primi sacerdoti diventavano re per cui c’è stata la coincidenza, per secoli nella storia dell’umanità, che il gran sacerdote era anche il dominatore del potere, il possessore del potere, per cui la religione, ovviamente, è la rappresentazione primaria della nascita del potere di uomini su uomini. Se poi legate a questo potere il condizionamento della “colpa” il gioco è fatto. Siamo tutti colpevoli e tutti dobbiamo metterci in fila per andare a purificarci dal rappresentante del potere che mi può sollevare dalla colpa attraverso la confessione.

Di tutta questa chiacchierata cosa vi rimane come riferimento base, come concetto utile per la vostra vita?

  • Signore: di essere libero dai condizionamenti, percepire che abbiamo dei condizionamenti ma ce ne possiamo liberare

Noi dobbiamo nel nostro quotidiano, giorno per giorno, ora per ora cercare di capire la vita riflettendo su quello che diciamo e quello che facciamo. E’ il condizionamento che ci riduce limitati e confinati.

Se Michele starnutisce io istintivamente dico “salute” e lui mi dice “grazie”: questo riflesso condizionato ce lo riportiamo nel quotidiano. Se io guardo qualcuno storto, quel qualcuno riceve un messaggio di negatività, si può spaventare, si può sentire colpevole di qualche cosa, “Che ho fatto? Perché mi guarda così?”. Si può arrabbiare, sentire aggressività. Son tutti riflessi condizionati che stimolano delle risposte che possono essere diverse. Se impariamo a domandarci “Mi sta guardando male… mi sembra che mi stia guardando male…. “  e diciamo Ehi che ti ho fatto? Perché mi guardi male?”. Se cominciamo a passare dalla sensazione soggettiva, che può anche essere paranoica, ad una chiarificazione oggettiva, noi ci siamo liberati da diversi problemi.