Metodologia: le parole chiave di ogni struttura caratteriale: psico-maso

//Metodologia: le parole chiave di ogni struttura caratteriale: psico-maso
lasciare. vattene

METODOLOGIA: LA PAROLA CHIAVE

La Parola chiave rappresenta, per il paziente, il codice segreto che apre l’accesso ai ricordi importanti, ma negati, che hanno segnato ed ancora segnano la sua vita. Il terapeuta la desume sulla base dell’indagine conoscitiva che fa ascoltando il paziente, sulla base del tratto caratteriale che si sta rivelando attraverso il problema in discussione ed in funzione dell’aspetto caratteriale  preminente che emerge. È importante però mettere in condizione il paziente di arrivare da solo a formulare la parola chiave. Ci si arriva attraverso tutta una serie di considerazioni e sintesi del momento emotivo che attraversa  il paziente, dei sogni presentati o ricordati e delle conclusioni alle quali si giunge attraverso l’emergere degli stati d’animo, grazie al movimento energetico-espressivo del corpo (soprattutto respiro e voce).

LE PAROLE CHIAVE DI IOGNI STRUTTURA CARATTERIALE: PSICO-MASO

La parola chiave che più descrive e definisce il diritto negato del carattere psico-maso è rappresentata da “Libertà!“; altre parole possono essere: “Aiutami“, “Spiegami“, “Incoraggiami“, “Verità“, “Non ho paura di te“.

ESEMPIO (utilizzo di una tecnica di approccio gestaltica): il paziente psico-maso in questione, che pratica sport, è un lottatore di lotta greco-romana, non molto alto, ben piantato, solido, con uno sguardo chiaro ed aperto. Pone senza mezzi termini il suo problema.

Paziente: “Dall’ultimo combattimento ho una sensazione di tensione dolorosa alla schiena, in basso (con la mano indica la zona lombo-sacrale). Quando urino percepisco una pressione nel pube, che non h mai avuto. Il getto ritarda alcuni secondi prima di uscire, quando vado al bagno. La cosa non mi infastidirebbe se questo dolore (indicando la schiena) non mi desse fastidio negli allenamenti e non prolungasse i miei tempi di riscaldamento. Non so bene cosa sia. il dottore della squadra mi ha detto che non ho niente e che basta una pomata che tutto mi passa. Ho fatto l’esame delle urine ed  è normale. Il fatto è che la faccenda non passa anche se metto da una settimana la pomata. Che devo fare? Ho pensato che lei mi potrebbe aiutare”.

Il terapeuta lo visita, chiede notizie sulla sua vita e così viene a sapere che l’atleta, di notevole intelligenza e cultura, studia all’Università, una facoltà scientifica. L’atleta si esprime con un linguaggio corretto ed anche ricercato. L’atleta è dotato di un appoggio plantare insufficiente e di un collo, anche se forte, inusitatamente lungo e spinto in avanti (tratto, però, schizo-orale). Ha mascelle forti e volitive. Braccia lunghe e muscolose.

T: “Perché hai scelto questa specialità?

P: “Mi piace la lotta ed il contatto

T: “Perché non le arti marziali?

P: “Perché lì è tutto scatto e velocità e non c’è la possibilità di sentire la propria forza, di applicarla e di godere della vittoria, della propria intelligenza e del proprio coraggio

T: “O.K., se il tuo bacino potesse parlare che parole userebbe per esprimere il tuo problema?

P: “Lasciami, vattene“.

Dopo che il terapeuta assodò che non si trattava di un problema organico ma psicosomatico, iniziò a far sciogliere le tensioni nel baino del giovane campione associando, con successo, la parola chiave “Vattene, lasciami“.

In questo caso la scelta dello sport era stata probabilmente motivata dai bisogni schizo-orali di contatto mentre l’aspetto psicomasochistico era affiorato in occasione di un combattimento perso, con tutta la sua pregnanza corporea. La parola chiave era riferita al bisogno di libertà soffocato e negato fino a quel giorno, ed all’oppressione, vissuta come blocco, a livello della colonna lombare.

“Caratteriologia – L’analisi del carattere per capire i comportamenti umani” di Tommaso Traetta, Armando editore, 2009)