Metodologia: le parole chiave di ogni struttura caratteriale: rigido-narcisista

//Metodologia: le parole chiave di ogni struttura caratteriale: rigido-narcisista
amore

METODOLOGIA: LA PAROLA CHIAVE

La Parola chiave rappresenta, per il paziente, il codice segreto che apre l’accesso ai ricordi importanti, ma negati, che hanno segnato ed ancora segnano la sua vita. Il terapeuta la desume sulla base dell’indagine conoscitiva che fa ascoltando il paziente, sulla base del tratto caratteriale che si sta rivelando attraverso il problema in discussione ed in funzione dell’aspetto caratteriale  preminente che emerge. È importante però mettere in condizione il paziente di arrivare da solo a formulare la parola chiave. Ci si arriva attraverso tutta una serie di considerazioni e sintesi del momento emotivo che attraversa  il paziente, dei sogni presentati o ricordati e delle conclusioni alle quali si giunge attraverso l’emergere degli stati d’animo, grazie al movimento energetico-espressivo del corpo (soprattutto respiro e voce).

LE PAROLE CHIAVE DI IOGNI STRUTTURA CARATTERIALE: RIGIDO-NARCISISTA

una delle caratteristiche più frequenti e significative del carattere rigido-narcisista è rappresentata, da punto di vista somatico, dalla schiena, nel suo complesso, dritta, rigida e carica di energia. Gli occhi possono essere languidi e seduttivo, a seconda delle circostanze, duri e volitivi: sono sempre, comunque, occhi intelligenti. Un’altra qualità è, in genere, la posizione del bacino che può essere indifferentemente spinto in avanti o indietro rispetto all’asse verticale della colonna, a seconda della dinamica relazionale che vive: provocazione, cioè, o rifiuto. Le parole chiave che possono fungere da antidoto alla problematica rigido-narcisista sono “Ti amo; “Sei mia/o“; “Posso anche perdere senza morire“, “Posso anche essere rifiutato senza scomparire“, “Posso accettare di essere come gli altri: uno dei tanti“, “Sono quello che sono e non devo dimostrare niente a nessuno“.

ESEMPIO

Si presenta all’ambulatorio una giovane atleta ventenne che pratica la specialità delle corse veloci. È alta, slanciata, forte, dritta e sicura di sé nell’espressione  e nel presentarsi. Appartiene alla categoria delle persone che, quando arrivano o sono presenti in un posto, fanno sentire la loro presenza.

Paziente: “È un po’ di tempo che sento un fastidio al petto, come se avessi un peso che mi impedisce di respirare“. Riferisce la cosa con la disinvoltura che avrebbe potuto usare parlando di un disagio altrui.

P: “Il medico mi ha detto, dopo avermi visitata, che sto bene e che fisicamente non ho niente. Siccome questo fastidio dura a lungo, anche quando mi alleno e faccio riscaldamento, se fosse possibile  aggiunge con un risolino – me ne vorrei liberare“.

Il terapeuta: “Come vanno i rapporti in famiglia, con tuo padre e tua madre?

P: “Bene, siamo una famiglia normale: io, i miei genitori e mio fratello maggiore cii vogliamo bene“.

T: “Litighi con tua madre?

P: “Si qualche volta, come in tutte le famiglie

T: “E con tuo padre?

P: “Lo adoro, con lui non litigo mai

T: “Hai un fidanzato?

P: “Certamente?

T: “Ci vai d’accordo?

P: “Anche con lui litigo spesso

T: “Come va sessualmente?

P: “Normale?

T: “Ma tu lo ami il tuo ragazzo?

La paziente ha una piccola pausa di riflessione e poi dice: “Beh, penso di si“.

T: “Come sarebbe a dire ‘Penso di si’?

P: “Forse…non ne sono tanto sicura. ü un bravo ragazzo, gli voglio bene , sto bene con lui, sessualmente sono soddisfatta, abbiamo molti interessi in comune, anche lui è un atleta, ma non so se posso veramente dire che lo amo

T: “Cos’è che te lo impedisce?

La ragazza diventa pensierosa, fissa il terapeuta con due occhi aperti e luminosi e risponde, quasi sommessamente: “è come se non potessi ammetterlo“.

Il terapeuta osserva la respirazione della ragazza: ha un torace conformato bene, abbastanza largo e pieno, ma non si solleva  sufficientemente con una libera espansione respiratoria.

T: “Prova a fare alcuni atti respiratori profondi“.

P: “E che c’entra questo?

T: “Se non respiri bene, non senti neanche bene i sentimenti, le sensazioni corporee e le emozioni: Se così è, come puoi sentire l’amore?

La paziente ha uno sguardo tra chi ha difficoltà a capire, l’attonito, il perplesso e l’incuriosito. Chiede: “Che devo fare?

T: “Respirare profondamente. Anzi, mettiti in piedi con le gambe leggermente divaricate, piega le ginocchia e quando te lo dico protendi lentamente le braccia in avanti. Fai tutto questo ad occhi chiusi “.

La ragazza chiude gli occhi, inizia a respirare profondamente e dopo un po’ il terapeuta le dice: “Ora“.

Le braccia della ragazza  lentamente si sollevano e si protendono in avanti. Pochi secondi dopo le guance si imporporano ed il respiro diviene più profondo. Dopo un po’ il terapeuta dice: “Rimanendo ferma in questa posizione e con gli occhi chiusi, prova  a dire ‘Ti amo‘”.

Le palpebre della ragazza hanno un fremito e le braccia una breve vibrazione. dopo quasi un minuto esce la parola appena sussurrata con voce un po’ roca.

T: “Ripetilo, ripetilo più volte“.

Sempre con difficoltà  e con la voce leggermente strozzata la ragazza ripete: “Ti amo… ti amo…“. Poi, dopo un po’ smette, apre gli occhi, abbssa le braccia, guarda il terapeuta e chiede: “Perché me lo ha chiesto

T: “Che effetto ti ha fatto?

P: “È strano ma non penso, non ricordo di averlo detto mai“.

T: “Quanti ragazzi hai avuto nella tua vita?

P: “Di storie importanti due

T: “E non gli hai detto mai ‘ti amo’?

Gli occhi della ragazza sorridono: “Credo proprio di no“. Sbotta in una risata. P: “Strano eh

T: “Tu che ne pensi?

P: “Eh, si – continua sorridendo e un po’ meravigliata – in effetti è un po’ strano

T: “L’hai mai detto a tua madre?

P: “No, mai“.

T: “E a tuo padre?

La ragazza tace per una piccola manciata di secondi e poi parlando lentamente dice: “Non ricordo, non credo, anche se in effetti lo amo molto“.

T: “E a tuo fratello?

P: “Con lui non ci sono problemi. In effetti io gli voglio molto bene anche se non sento il bisogno di dirglielo“.

T: “Avresti difficoltà, se fossero qui presenti il tuo ragazzo, tuo padre e tuo fratello, a dire con chiarezza ‘ti amo’?

La ragazza, leggermente, almeno in apparenza, imbarazzata, ridendo chiede: “Che cosa c’entra tutto questo con il mio peso al petto?

T: “Secondo te?

Lentamente la ragazza riesce a mettere in relazione il blocco respiratorio con quello dei sentimenti, quindi il terapeuta spiega il perché della difficoltà caratteriale a sentire, ammettere ed esprimere i sentimenti teneri. Il lavoro fatto in  seguito fu quello di aprire la respirazione e lasciare che il cuore fosse libero di sentire e di consentire il piacere, anche sessuale, in sintonia con i sentimenti d’amore. In questo l’approccio maieutico fu il filo conduttore della seduta terapeutica.

“Caratteriologia – L’analisi del carattere per capire i comportamenti umani” di Tommaso Traetta, Armando editore, 2009)