Nascere e rinascere – prima parte

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Cambiare sulla base dell’esperienza. Di seguito viene presentata la trascrizione della prima parte di una delle relazioni presentate dal dottor Traetta presso l’Istituto di Scienze Umane di Napoli presieduto dal dottor Michele Rossena, dal titolo “Nascere e rinascere”.

Ogni giorno della nostra vita moriamo un poco e rinasciamo: il sogno è rinascere per non morire più

Michele: stasera entriamo nel vivo del nostro programma e indovinate chi c’è? Quando entriamo nel vivo non ci può essere che lui. Tommaso anche quest’anno è qui con noi e proprio stamattina ricordavo la prima volta che lui è venuto in Istituto esattamente nel 1986. Era un seminario che riguardava una chiarificazione all’ approccio bioenergetico di cui Tommaso è maestro internazionale e all’epoca c’erano questi due stili che si confrontavano: il suo e quello di Alexabder Lowen, che è stato il fondatore dell’A.B.

Era un tipo di seminario un po’ diverso (per quanto Tommaso è stato sempre originale, estroso, creativo nella comunicazione col pubblico) da quelli che ha fatto nell’ultimo periodo, nei quali ci ha regalato dei pezzi di saggezza maturati in una vita di consapevolezza a livello altissimo a proposito del percorso che stiamo facendo noi di consapevolezza. Ogni anno molte persone mi chiedono di fare il bis, non so se sarà possibile, quindi godiamocelo a piene mani stasera

E adesso sono bloccato perché devo essere all’altezza di quello che hai detto. Ma io sono alto 1, 65m per cui la mia altezza sarà proporzionata alle mie capacità, alle mie possibilità. Stavo leggendo: “Ogni giorno della nostra vita muoriamo un poco e rinasciamo: il sogno è rinascere per non morire più”: mi piace. L’ho detto però mi piace perché “rinascere per non morire più” simbolicamente significa che nella vita si incontrano delle empasse, delle paludi energetiche, depressione, angoscia, ansia per cui rinascere, per non morire più, dovrebbe rappresentare la capacità di emergere da questa palude e con energia, forza, speranza, determinazione, continuare il cammino della  vita con quella fiducia, che ci dovrebbe consentire di celebrare ogni giorno la bellezza di vivere. Io dico spesso alle persone che incontro quotidianamente (ma lo dico anche a me stesso): ogni giorno deve essere un giorno di festa, la celebrazione della nostra capacità di essere consapevoli che siamo vivi, che possiamo gioire, che possiamo sopportare gli insulti della vita. Tutti i giorni noi dovremmo essere capaci, allenando il nostro cervello a pensare (il mio cervello è allenato a pensare perché ogni giorno lo dico, e dicendolo, si rinforza in me la convinzione) che è importante per noi per raggiungere sempre di più quel grado di consapevolezza di essere potenzialmente sempre felici… contenti.

“Ma io ho l’emicrania”, “ma io ho male alla schiena”, “ma io ho la bronchite”, “ma io ho la pressione alta”… Si! Ma è un livello differente di considerazione perché i piccoli e i grandi acciacchi, i malanni non ci devono impedire di credere che la vita di cui godiamo è la più bella cosa che possa esistere sul pianeta Terra.

In questo momento noi siamo qua, ci guardiamo, voi ascoltate ciò che io vi dico, io vi guardo e sento l’importanza di potervi convincere, di potervi comunicare che siamo tutti fortunati, a prescindere dal fatto che state qui e state ascoltando me…e già siete fortunati per questo.

Ma è proprio la possibilità di consentirci la riflessione “io sono qua, che fortuna! Che bello”. Io posso dire “Sono a Napoli, la più bella città del mondo” e sto con voi e voi state con me: tutti stiamo insieme e ci stiamo scambiando, ci stiamo metacomunicando e comunicando  in modo diretto un’energia che deve essere positiva, che deve essere un rinforzo positivo alla nostra forza di vivere, alla nostra voglia di vivere, alla nostra voglia di andare domani e dopodomani davanti allo specchio e dire “sono fortunato” Perché ti puoi guardare. Perché stai respirando. Perché puoi sognare. Io dico che noi dovremo allenarci a pensare di più a questo livello di emozioni, di sentimenti. Se, finita la chiacchierata ciascuno di voi esce da questa stanza con la determinazione: “ogni giorno voglio dire a me stesso: sono fortunato!”. “Ma io ho problemi di fegato”, “ma io ho i calcoli a un rene”, ma io ho quello che ho e sono fortunato. Perché non ho di più e sono fortunato perché so quello che ho e sono fortunato perché mi posso curare, e sono fortunato perché malgrado quello che ho sono vivo, posso vedermi un bel film, posso vedermi un bello spettacolo alla televisione, posso incontrare una persona che mi piace, posso scambiare la mia energia con l’energia di un’altra persona e venirne fuori nutrito, rinforzato…con piacere.

Prendete sempre il positivo della vostra giornata, allenate il vostro cervello.

Rinascere. Che significa “rinascere”? Per come lo possiamo intendere noi dovrebbe significare che se c’è un momento di ansia, di depressione, di angoscia, di delusione, subisco un tradimento: rinascere dovrebbe significare “lasciare alle spalle” con la consapevolezza che tutto quello che di negativo abbiamo affrontato, abbiamo vissuto, abbiamo subito è ESPERIENZA . E noi dobbiamo imparare dall’esperienza! “Ma come si fa? Io commetto sempre gli stessi errori” E’ vero…anch’ io commetto sempre gli stessi errori! Capoccia dura!

Però ogni volta commetto gli stessi errori avendo sempre una piccola maggiore consapevolezza che sto sbagliando. E’ difficile cambiare il nostro cervello: ho sbagliato…d’ora innanzi non sbaglierò più perché le decisioni, i movimenti nella vita dipendono si dalla razionalità che è il dono che ci consente di vivere e di scegliere, ma dipendono fondamentalmente dal nostro carattere, da quella struttura di sentimenti, d emozioni, che sono la forza trainante, la forza portante della nostra vita: il carattere. Il carattere ha un potere enorme, superiore alla nostra razionalità. Il carattere, dice la gente, è difficile cambiarlo! Quando mai cambierai il carattere? E’ vero: è una grossa struttura difensiva dell’Io, della personalità ma tutte le volte che ci rendiamo conto che il nostro carattere ci nuoce, ci spinge a fare scelte sbagliate ed è incontrollabile nella forza dei sentimenti, è incontrollabile nella forza delle emozioni: ogni volta però abbiamo la possibilità. Se ci alleniamo a pensarlo abbiamo la possibilità di fare una piccola, leggera, infinitesimale modifica alla spinta iniziale, primitiva, caratteriale. La frenata a secco: “stavo per commettere l’errore di sempre”. Oppure: l’ho commesso pure questa volta! Ma acquisisco proprio nella memoria emozionale un’esperienza che la prossima volta mi può consentire: frena. Dobbiamo avere fiducia, sperando che il nostro carattere si possa modificare. Io, persona fortemente impulsiva, istintiva, sono diventata nel tempo un’instintualità controllata, filtrata. La spinta iniziale è sempre fondamentale però il filtro mi consente frequentemente di evitare i miei errori di sempre. Ma questo me lo consente perché mi sono allenato, mi sto allenando e mi allenerò per i prossimi 50 anni a “filtrare”. Istintivamente io sono spinto da sentimenti di altruismo, di generosità, che rendono più affascinante la mia personalità (sorride) però a prescindere da questo molte volte ho imparato che la mia istintiva generosità e il mio istintivo altruismo si sono rivoltati come un boomerang contro di me: male interpretati, non sopportati, non voluti, non richiesti e piano piano ho imparato. Questa è un’operazione che consiglio a tutti voi di fare per non rimanere nell’automatismo caratteriale di commettere sempre gli stessi errori.

Qualche commento, qualche riflessione su quello che finora vi sto comunicando?

Vanessa: secondo me basterebbe trasformare l’ ”io sono” nel costante “io sto diventando” perché quando dico “io sono” io mi codifico e mi restringo in quella categoria. Se invece dico “io cerco di essere” si comprende che l’essere è in divenire e non statico. Potrebbe essere un passo avanti per modificarci.

Questo distinguo tra “io sono” e “io sto diventando” presuppone il processo di cui vi parlavo prima cioè la consapevolezza che “io sono” è importante, è un referente fondamentale che mi sostiene e mi porta avanti nella vita ma è importante anche che il mio “sono” non basta e il mio “voglio diventare” e magari “sto diventando” rappresenta quella potenzialità che è in me di avvicinarmi a quello che io posso immaginare che sia il modello ideale del mio Io. Quindi io esisto, “io sono” – “io dovrei essere” e, tra questi due, ci sta anche “io sto diventando”.

Signore: è darsi la possibilità, concedersi il lusso di poter cambiare.

Non esiste la possibilità di cambiare se non rispettiamo dei presupposti di base fondamentali: l’umiltà di riconoscere che abbiamo bisogno di cambiare perché così non funzioniamo come dovremmo e potremmo funzionare. L’umiltà.