Nascere e rinascere – quarta parte

//Nascere e rinascere – quarta parte
linguaggio del corpo
Il linguaggio del corpo. I segnali del corpo quali espressione di disagi emotivi. Di seguito viene presentata la trascrizione della quarta parte di una delle relazioni presentate dal dottor Traetta presso l’Istituto di Scienze Umane di Napoli presieduto dal dottor Michele Rossena, dal titolo “Nascere e rinascere”.

Ogni giorno della nostra vita moriamo un poco e rinasciamo: il sogno è rinascere per non morire più

Signore: a proposito di respirazione è da qualche tempo che mi rendo conto che la collego a mio padre. Cioè, se qualcuno mi dice, “sbrigati” io lo ricollego a mio padre.

Quello di cui parli è ansia ed è un ansia che è scaturita dal tuo rapporto con tuo padre che ti incitava alla velocità e la tua preoccupazione da bambino era quella di soddisfare tuo padre grazie al tuo atteggiamento veloce. Oggi, da adulto, ti rendi conto che la velocità nega la consapevolezza, nega la riflessione, nega la possibilità di scelta.

Signore: mi rendo conto di questo, mi rendo conto che è sbagliato. Mi dico sempre che devo cambiare ma non è una cosa facile.

Devi fare questa operazione: tutte le volte che ti rendi conto che sei caduto nel riflesso automatico dell’obbedienza alla velocità, devi fare come Speedy Gonzales: frena, non rallentare, devi proprio frenare! STOP! Che faccio? Il bambino ansioso ed obbediente o l’adulto che sceglie? Respiri profondamente. 5-6-10 volte… “ma perdo tempo!” Me ne frego! Prendi tempo, respiri e poi con calma se hai deciso di fare quello che devi fare, lo fai, ma lentamente. Devi opporre dentro di te ad una spinta, una forza uguale e contraria. Devi prendere l’abitudine. E’ un obbligo che tu hai verso te stesso: l’abitudine di fare esattamente il contrario di quello che facevi prima.

Signore: è stato già un miracolo accorgermi di questa realtà perché prima non me ne rendevo nemmeno conto. Poi c’è stato un momento in cui ne ho avuto consapevolezza e ho detto: qua c’è mio padre alle spalle

Però mi stai dando la dimostrazione che te ne rendi conto e quindi sei già fortunato.

Signora : a proposito della meditazione. Io sono 5 anni che medito sia la mattina che la sera: La meditazione non è solo mettersi là…è un modo di vivere. Diceva un mio maestro che “meditare è pelare le patate”. Cosa significa questo?  Significa che la meditazione è un modo in cui noi ci sentiamo connessi. Connessione è la parola chiave. Fa sì che quello che noi vediamo lo vediamo con consapevolezza e anziché pelare le palate dicendo “che pizza” dirò “che bello, sto pelando le patate” perché so che poi mangerò queste patate. La meditazione è solo un modo di vedere la vita in modo diverso, è una visione di vita che ti calma perché è come ridimensionare ogni cosa e vedere la finalità di quella cosa. E’ chiaro che se noi vogliamo realizzare un progetto, arrivare ad un “fine”, dobbiamo sapere che questo ha un costo: quello che ci rende difficile il fine è il costo. Se voglio dimagrire, scelgo di non mangiare e questa scelta, questo continuo pagare il costo è quello che poi ti fa arrivare allo scopo. Se tu hai in mente il fine riesci a pagare il costo volentieri.

Quella è la tua esperienza e  se tu sei soddisfatta, va bene per te.

(Risata)

Quello che io ti consiglio è uno strumento psicosomatico cioè, nel momento in cui decido di dedicarmi a me stessa, nel momento in cui inspiro, il mio cervello è concentrato sul sentire il torace che si riempie, nel momento in cui espiro il mio cervello è concentrato sul sentire che il torace si svuota e sento le spalle che si sollevano e le spalle che si riabbassano, la pancia che si riempie, la pancia che si svuota e sento un senso generale neuromuscolare di rilassamento. Se io mi concentro su quello che percepisco di me nel momento in cui faccio attenzione all’attività respiratoria, riesco a fare un grande passo sulla strada per conquistare la consapevolezza corporea e non ho bisogno, io occidentale, di ricorrere a metodi che vanno benissimo ma che fanno parte di una cultura diversa dalla mia. Io rimango nel mio occidente, con le conoscenze tecniche, mediche e psicosomatiche del mio occidente e ottengo risultati altrettanto positivi di gente che si allena con altra mentalità, altra cultura, altra tradizione in un altro mondo o, meglio, altra visione del mondo.

Noi occidentali, corrotti, viziati definibili nelle peggiori modalità, abbiamo dei grossi strumenti di attivazione di energie positive, di capacità di essere consapevoli più di chiunque altro dall’altra parte del pianeta. Anzi meglio! In certi meeting che ho fatto in varie città italiane, dei personaggi stranieri che si presentavano come cultori dello yoga, che avevano passati un sacco di anni in India con certe personalità note all’epoca, avevano imparato un sacco di tecniche, ma non avevano vissuto un processo di crescita personale. L’illusione di noi occidentali è che “imparo la tecnica e miglioro”. La tecnica è niente. Il presupposto è: concentrarsi su quello che sentiamo, su quello che facciamo e diventare padroni delle nostre risposte.

Signore: Se noi ci dobbiamo concentrare su noi stessi e sul linguaggio del nostro corpo come facciamo poi a decodificare i segnali del corpo. Se mi fa male il collo, se ho un’ulcera il mio corpo mi sta dicendo qualcosa ma io come faccio a capire e cosa devo fare per ritornare a quell’equilibrio tra mente e corpo e cercare il miglioramento negando la parte malsana?

Hai tempo 3 ore? Mi stai stimolando a tirare fuori tuta una serie di nozioni di medicina psicosomatica che sono brillanti, importantissime ma se sono veicolate a persone non abituate a un certo linguaggio esigono anche un po’ di spiegazioni. Però mi piace lo stimolo: comincio adesso e finisco l’anno prossimo.

(Risate)

Io soffrivo di torcicolli: all’età di 30 anni. Subivo il torcicollo, mi prendevo antidolorifici e il torcicollo passava, e poi ritornava e così di seguito per un po’ di anni, poi sono entrato nell’età della consapevolezza. Ho fatto esperienza su di me, ho iniziato il mio percorso e ho capito che i miei torcicolli erano dovuti al fatto che tutte le volte che io mi trovavo in situazioni di disagio, dove avrei voluto emergere, e “venire fuori”, mi trattenevo, mi contraevo, me lo impedivo e fisicamente mi irrigidivo. Cioè la rigidità, l’ipertonia muscolare e la contrazione rappresentavano il blocco alla libera espressione. Quando ho capito questo e mi sono concesso di esprimere tutto quello che avevo timore di esprimere perché avevo paura di offendere, di fare male, di avere delle reazioni nocive, controaggressive, etc e mi sono permesso di essere me stesso, il torcicollo è andato via. Mi sono solo liberato, avendolo capito del blocco che creavo e offrivo a me stesso perché per impedirmi di esprimere io bloccavo nuca, colla spalle, respiro, torace, gambe. Ero un baccalà che si impediva di essere sé stesso. Quindi, venne poi la consapevolezza che la paura, la preoccupazione di suscitare reazioni indesiderate, l’ansia di non essere accettato nella mia libertà espressiva determinavano blocchi psicologici e muscolari cioè psicosomatici.