Nascere e rinascere – sesta parte

//Nascere e rinascere – sesta parte
giudizio positivo e negativo
L’impatto del giudizio degli altri sula nostra personalità. Di seguito viene presentata la trascrizione della sesta parte di una delle relazioni presentate dal dottor Traetta presso l’Istituto di Scienze Umane di Napoli presieduto dal dottor Michele Rossena, dal titolo “Nascere e rinascere”.

Ogni giorno della nostra vita moriamo un poco e rinasciamo: il sogno è rinascere per non morire più

Qui si inserisce una parentesi: tutte le obiezioni che noi riceviamo dagli altri iniziano una dinamica perversa di ferita narcisistica: “allora io non sono portatore della verità, non sono credibile, allora tu non mi giudichi bene, non mi consideri il migliore”. Che fa la ferita narcisista in seconda battuta? Chiunque venga contestato, aggredito, criticato, non fa altro che difendersi. Siamo in una fase di contestazione e se veniamo contestati la nostra prima risposta è difensiva. Noi “chiudiamo”. Quando veniamo contestati non rimaniamo con le orecchie aperte, non siamo aperti all’ascolto dello stimolo, della provocazione, della possibilità di allargare i nostri orizzonti, della possibilità di crescita. No! La nostra prima risposta è difensiva, un’alzata di scudi: ”non voglio che tu pensi che io dica fesserie, non voglio che tu pensi che io sbagli”
Signore: quest’atteggiamento che si riferisce all’altro è un atteggiamento che uno ha anche con sé stesso, questa rigidità è applicata anche con noi stessi, cioè la paura del giudizio dell’altro è anche la paura di giudicare noi stessi.
No! Attento, i tempi sono diversi. Prima c’è la paura del giudizio degli altri; poi, quando il giudizio degli altri ci dovesse mettere in difficoltà, allora la nostra risposta emotiva è quella di renderci conto che dobbiamo rifare la struttura dell’aspetto caratteriale coinvolto, interessato, non in termini più difensivi ma in termini critici e ricostruttivi. Se sono in buona fede, il processo funziona bene, se sono nella fase narcisista, nella fase di ipertrofia dell’Io io chiudo e rispondo in modo polemico.
La maggior parte degli interventi nei congressi, nelle conferenze, nei dibatti, nei confronti pubblici mette in evidenza la tendenza a rimanere sulle proprie convinzioni e a difendersi dalle critiche o dalle osservazioni per il vecchio problema del “non devo fare brutta figura”.
Signore: quantomeno uno è autocritico, meno riesce a recepire le critiche dell’altro.
Certo! Diciamo che la nostra capacità di ricevere ed accettare le critiche degli altri è direttamente proporzionale al fatto di avere paura di metterci in discussione e dover essere costretti a dover rivedere la nostra modalità di stare nel mondo; che è una gran fatica perché prevede: umiltà, onestà, intelligenza nel capire il nucleo del problema e accettare quello che ci viene proposto. Sono tempi, modalità e movimenti energetici non facili in prima battuta.
Signora: e quando il peggior critico di sé stesso è proprio la persona stessa?
Quello prevede un basso livello di autostima, cioè il discorso che chiunque, con le proprie osservazioni possa mettermi in difficoltà (avendo come risultato “la difficoltà”). Prevede una costruzione dell’Io dove il giudizio positivo mi consente di vivermi il riconoscimento e l’accettazione degli altri, mentre il giudizio negativo mi fa sentire annullato, fatto fuori, non visto, svalorizzato, non riconosciuto. Ma, il livello e l’intensità di questo processo di svalorizzazione di noi è indice di una personalità più costruita che vissuta, più attenta ai movimenti del mondo che ci circonda che attenta ai propri sentimenti, alle proprie emozioni, alla propria fiducia che: “la mia emozione e i miei sentimenti sono importanti e vanno difesi”. Se io vivo un’emozione, l’emozione mi viene dalla pancia, quello che mi vene dalla pancia e mio e quello che è mio, io in prima battuta lo devo riconoscere come parte da difendere rispetto alle aggressioni del mondo. Il mio sentimento di amore, il mio sentimento di simpatia, il mio sentimento di rispetto, di riconoscimento degli altri sono sentimenti che esplodono grazie a una serie di meccanismi che sono intercettati dentro di me e che hanno consentito (alla luce della mia esperienza emozionale, razionale, decisionale), di essere oggi quello che sono. E io devo avere fiducia in me fino a che qualcuno non mi dice: “ma che stai dicendo? Guarda che tu sbagli perché….” Due punti e me lo spiega. E se io sono capace di capire e accettare quello che mi viene detto, ho la possibilità, la fortuna di potermi confrontare con un mondo diverso dal mio che mi sta regalando un dono. Prima di partire in quarta, di difendermi e alzare gli scudi, se sono sufficientemente attento non alla figura ma a migliorare, non all’apparire ma all’essere, posso trovare stimoli di crescita ovunque, comunque e con chiunque.
A Roma, tempo di fa ero sullo scooter con il casco fermo al semaforo. Accanto a me si ferma un ragazzo su un altro scooter. Aspettando il rosso ci guardiamo e il ragazzo mi fa “a nonne’, ma ‘ndo cazzo vai?”
(risata)
A me ha fatto così ridere che me lo sono guardato con simpatia perché stava dicendo qualcosa che sentiva e lo diceva bene, in modo spiritoso.
Signira: io avrei risposto “ti auguro che all’età mia tu lo possa fare”
Io l’ho guardato e ho risposto “’’ndo cazzo mi pare e piace”.
(applausi)
Cioè: lui mi ha dato il mio limite. Ma io ho difeso il mio essere perché io sentivo giusto, anche se avevo superata abbondantemente l’età dello scooter, lo usavo perché, col casino del traffico che c’è a Roma, con lo scooter vai dove vuoi.