Nascere e rinascere – terza parte

//Nascere e rinascere – terza parte
respirare
Respirazione e movimento sono vita, la base su cui impostare la consapevolezza di ciò che è importante per noi. Di seguito viene presentata la trascrizione della terza parte di una delle relazioni presentate dal dottor Traetta presso l’Istituto di Scienze Umane di Napoli presieduto dal dottor Michele Rossena, dal titolo “Nascere e rinascere”.

Ogni giorno della nostra vita moriamo un poco e rinasciamo: il sogno è rinascere per non morire più

Signora: mi interessa questo training che si deve fare. Tu hai parlato di queste varie fasi: “io sono, io diventerò, io voglio diventare”. “Io sono”, in alcuni momenti diventa molto precario per cui “io diventerò”, quello che uno crede che può diventare è una proiezione molto offuscata. Questo training per arrivare a diventare quello che uno crede di poter essere, è difficile perché a volte perdiamo di vista quello che ci fa bene.

Noi perdiamo di vista le cose importanti per la nostra vita quando non siamo sufficientemente presenti a noi stessi, giorno per giorno, ora per ora, perché, purtroppo c’è una parte del nostro cervello che è presente nella situazione della realtà quotidiana; ma c’è un’altra parte del nostro cervello che sta nel mondo della fantasia, nella distrazione, sta nei pensieri che riguardano il passato, il presente e il futuro. Non siamo consapevoli e presenti in modo compatto. L’allenamento deve aiutarci ad essere totalmente presenti con razionalità, creatività, progettualità in modo che l’allenamento quotidiano funzioni come in un maratoneta che si allena tutti i giorni. Nessuno può fare una maratona se non si allena tutti i giorni. E io, maratoneta della vita, per poter stare nella vita devo allenarmi tutti i giorni a conoscere gli ostacoli e le difficoltà; provare a superare e ad affrontare gli ostacoli e le difficoltà. A un certo momento il nostro cervello è talmente allenato, talmente presente che quella che all’inizio è una grossa fatica (la consapevolezza del qui ed ora), diventa pian piano un’abitudine e una volta che è diventata un’abitudine il gioco è fatto. Dipende da noi cogliere l’esatto valore dell’abitudine ed il porcelo quotidianamente, tenendo presente che il nostro cervello è un gran figlio di buona donna e ci mette delle trappole: la pigrizia, “vabeh, oggi non è importante, lo faccio domani, preferisco fare quest’altra cosa piuttosto che rimanere in contatto con il confronto con noi stessi”. Non dobbiamo cadere nelle trappole che noi stessi ci prepariamo. Ma dal momento in cui tutti voi, stasera,  siete stati obbligati a sentirmi ed a riconoscere queste trappole, siete responsabili delle scelte che fate.

Signore: La meditazione è consigliabile?

La meditazione è un ottimo metodo per stare in contato con noi stessi perché prevede l’attitudine alla respirazione, l’attitudine al puntare in una direzione e stare.

Signore: secondo la sua esperienza quale tipo di meditazione? tutte possono andar bene?

Va bene quella che si usa normalmente nello yoga o in discipline orientali: sono sicuramente utili. Ma la meditazione che io intendo, per la mia esperienza la più qualificata è la meditazione che mi consente di essere permanentemente in contato con i messaggi che riceviamo dal cervello e dal corpo. Meditare per me, in termini psicosomatici significa essere continuamente aperto alla tensione che ho nella schiena, ai dolori che ho nel collo e nelle spalle, aperto a capire che significa e come devo intervenire sulla mia emicrania, aperto a cercare di capire perché mi rifiuto di salire le scale e invece prendo l’ascensore. Io personalmente ne faccio un motivo d i vita prendere le scale perché nel mio lavoro mi muovo talmente poco che, quando vedo un scala dico: “ah!! Che bello”… A scendere poi non vi dico!!! E’ anche più facile. Dobbiamo fare delle scelte e dalle scale arriviamo agli aspetti della vita che affrontiamo. Mi abituo a dire a me stesso “devo fare le scale” e faccio le scale. Mi dico “devo muovere le gambe” e faccio una passeggiata di 1 km perché c’è la convinzione che mi fa bene. Sto leggendo da un’ora, ma i miei occhi non sono fermi, dopo tot minuti fissano un parete e poi un’altra parete, poi guardo il soffitto e poi torno sul libro. Devo essere convinto che tutto quello che notoriamente mi fa bene lo devo fare. Respirare: ma quante volte voi (me compreso) durante la giornata, vi ricordate che le vostre capacità respiratorie, le vostre inspirazioni e le vostre espirazioni devono essere più profonde! Anzi: ora mi faccio una sigaretta: no! Piazzatevelo nel cranio stasera, voi che avete la possibilità, questa sera, di essere sollecitati a rispettare i vostri polmoni: no! Almeno ogni ora, non  dico tanto, respirare 7,8,10 volte profondamente. Ossigenate il cervello, mantenete un minimo di elasticità nei polmoni, attivate il metabolismo. Da stasera: “campagna respiratoria”.