Paranoie nelle relazioni di coppia

//Paranoie nelle relazioni di coppia
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Un pabulum ideale per la nascita, la produzione, il mantenimento dei fenomeni proiettivi è la relazione della coppia e lo status familiare. Nella coppia nascente il/la partner rappresentano, in genere, la sensazione, la speranza, l’illusione di aver ritrovato, anche se in parte, il “paradiso perduto” delle nostre aspettative infantili con mamma e papà.

Lei mi ricorda i gesti, le movenze, i comportamenti, l’habitus mentale, il clima ed il profumo che respiravo di mamma” (non sempre, ovviamente, e non sempre con tanta chiarezza). La stessa cosa avviene per il “lui” dei primi incontri d’amore. In genere le grandi passioni, la fiammata che scalda, nelle fasi iniziali, due cuori, rappresenta il frutto di una ricollocazione attuale di un’esperienza, unica ed irripetibile, che riguarda il nostro fiorire alla vita all’ombra del caldo corpo di mamma e papà. A volte la ricerca di tale conferma è così incalzante e ricca di istanze energetiche da generare rabbia, se non si ottengono rapide conferme, o confusione nel mantenere nitida e distinta l’identità reale del partners dalla nostra proiezione dovuta ai nostri bisogni antichi. Le nostre aspettative sono la spinta per ottenere continue conferme, a volte irreali ed impossibili: la nostra pretesa non rispetta la realtà e la verità dell’altro, che non può rispondere, e non deve, ai bisogni infantili che disconfermano la personalità dei partner.

Tra le dinamiche possibili, che traggono origine da questi fenomeni, si ha la possibilità che i partner reagiscano adeguandosi alle nostre pretese, accogliendo anche le nostre proiezioni, inserendosi così  nel ruolo del “partner adattato”: per amore o per manipolazione o per fragilità caratteriale (“Sono come tu mi vuoi“).

Succede però, a volte, che gli stessi partner reagiscano, saturi della finzione, come “persone” in funzione della relazione reale. Questo può essere il punto di partenza della rottura di un rapporto. Lo sviluppo delle relazioni d’amore, pertanto, porterà in seguito, frequentemente, le smentite, più che le conferme, del “ritorno all’antico amore”. Anche però l’evoluzione delle relazioni nelle coppie e nelle famiglie, frequentissimamente, ripropone le antiche delusioni, le rivalità, le frustrazioni, le gelosie, i tradimenti, che l’infante-adolescente sperimenta nel contatto coi genitori. Da qui rabbie, rancori, odi, vendette. Frequentemente si sente dire: “Si è scelta la moglie (o la fidanzata) ad immagine e somiglianza della madre“. La stessa cosa si dice della donna rispetto alle qualità del padre: “Si è scelta l’uomo tale e quale a suo padre“.

In effetti, sul problema delle scelte del partner, c’è da dire qualcosa in più rispetto alla istintiva o inconscia selezione riguardo alle somiglianze con le figure genitoriali. Se è vero che movenze, gesti, comportamenti e tratti caratteriali dei nostri partner evocano qualità genitoriali, è altrettanto vero che le nostre modalità di misurarci, confrontarci, convivere, reagire, adattarci e competere, sono il vero “zoccolo duro” della relazione. Non basta, infatti, l'”evocato” dell’altro o dell’altra per riproporre gli schemi antichi: lo schema antico è fondamentalmente, vivificato da noi che “riesumiamo” risposte infantili ad “evocati genitoriali” dell’altro. L'”evocato” rappresenta il miele che attira, ma è il nostro ritorno a comportamenti vivificati nella relazione, che definisce la soddisfazione del buon alimento, o l’indigestione e la sofferenza di un rapporto eccessivamente clonato e subito, o la fuga da un miele rivelatosi decisamente indigesto. In poche parole, senza rendercene conto, sulla spinta delle abitudini consce ed inconsce, riprese dal rapporto con mamma e papà, induciamo nella nostra donna o nel nostro uomo una ripetizione ciclica del vecchio Edipo irrisolto, facilitando le reazioni che solo i nostri comportamenti hanno potuto generare e che altri, al nostro posto, viceversa, non avrebbero avuto la possibilità di provocare.

Esistono coppie che vivono solo in funzione della paura di rompere la relazione. La paura di rimanere soli. La paura di mettersi in discussione. La paura di suscitare la rabbia del partner induce molte coppie ad instaurare un equilibrio basato sulla ipocrita concezione del rapporto e della fedeltà: l’ipocrisia del modello di coppia. L’ipocrisia è la recitazione del ruolo dell’innamorato, che apparentemente non ha occhi che per il proprio partner, apparentemente non guarda altri che il proprio partner, che ha pensieri unicamente per il proprio partner e fa di tutto per documentare questa totalità affettiva unidirezionale. Questa ipocrisia, in verità, maschera la prepotenza, la lotta per il potere, la lotta di sopraffazione nella coppia, perché sottintende un ruolo che non si sente, in cui non si crede, che non si vive.

L’antidoto alle proiezioni paranoidi, alla comunicazione insincera ed alle polemiche frequenti nelle relazioni di coppia è la chiarezza interiore e l’onesta dichiarazione ed ammissione dei propri sentimenti reali. L’antidoto è mettersi in discussione, poiché mettendosi in discussione come coppia la coppia dura.

Io ho paura di dirti… in questo momento ho un sentimento che ho paura di esprimere… ma è anche importante che tu sappia che mi ribello… ho paura della tua reazione però ho bisogno di dirti che… il problema tra noi due non è questo che discutiamo, ma quello vero è che se io ed io ce l’ho con te, se tu cedi ce l’hai con me… finiamo sempre per esasperare tutto… usiamo metri di valutazione esasperati e polemici per dimostrare io a te quanto tu sei cattiva, tu a me quanto io sia cattivo...”.

Avendo chiaro nel proprio cuore l’aspettativa dell’altro e ciò che si muove dentro di noi, il processo di libertà nelle relazioni consiste nel non farsi più ricattare in nome dell’amore, per paura di perdere l’amore. Esempio di “banale” proposta e/o soluzione: “cara/o, io so, mi rendo conto, che tu vuoi vedere questo film. Ti piacerebbe andarci con me, ma il genere di film, la trama, gli attori non mi attirano, per cui ‘ti voglio tanto bene’, ma questo film non vengo a vederlo perché non voglio annoiarmi per due ore. quindi o lo vedi da sola/o o con delle tue amiche o ci troviamo un film che può piacere ad entrambi”.

“Caratteriologia – L’analisi del carattere per capire i comportamenti umani” di Tommaso Traetta, Armando editore, 2009)