Il profilo del maratoneta vincente

//Il profilo del maratoneta vincente
maratona

Un aspetto interessante della struttura caratteriale dei maratoneti è che la prima area di studio che li riguarda non è rappresentata dalla potenza e dalla energia fisica né dall’analisi del sistema cardio-vascolare e respiratorio, ma dall’osservazione che bisogna fare sulle loro qualità cerebrali.

Oggi potremmo dire, utilizzando la terminologia corrente nel mondo sportivo, che questo tipo di atleta è un “duro”. Determinazione, volontà, resistenza allo stress, amore per l’ideale: queste sono le qualità vincenti del corridore maratoneta.

L’atleta deve avere la costanza e la fiducia nel proprio metodo d’allenamento. Non devono esistere cedimenti volitivi, scale di valori che si contraddicono, impegni imprevisti, difficoltà emotive che possano interferire con le abitudini decisionali dell’atleta.

Il percorso, prima di essere conosciuto dall’energia delle gambe, è visionato nella mente del corridore. La strada è vista come in un film dagli occhi della fantasia, il cervello si allena e si adatta alle mille mutazioni del percorso.

Tutto è previsto, calcolato, conosciuto: tutto è affrontabile e superabile.

 

C’è un discorso intimo, profondo, tra il maratoneta e la terra che deve calpestare e su cui si appoggia. Il clima, le asperità del terreno, la presenza degli antagonisti, i segnali interni del proprio corpo e quelli esterni di riferimento, fanno parte dell’habitus che caratterizza l’uomo che affronta questa esperienza.

La qualità vincente è, comunque, rappresentata da quella che, nel gergo sportivo, viene definita “tigna”.

A nutrire, vitalizzare questa specifica capacità è il colloquio che l’atleta apre, durante il percorso, con se stesso.

L’aspetto di questo intimo discorso può essere: “forza… vai bene così… ce la fai… non cedere… vedi, l’hai raggiunto… vedi, non riesce a superarti… respira più profondo… il più è fatto… il traguardo è ormai vicino…”, etc.

A volte, questi atleti sfruttano delle immagini di riferimento del proprio mondo affettivo. Avvengono colloqui di sostegno ed incoraggiamento con la propria donna o il proprio uomo, o la propria madre o il proprio padre.

Artatamente, a volte, avvengono dei colloqui intimi caratterizzati da situazioni di successo e di trionfo sportivo. Gli atleti propongono a sé stessi immagini di vittorie e di riconoscimenti pubblici: si consentono il film del loro trionfo.

 

Molte volte sportivi con invidiabili doti naturali cedono per mancanza di adeguato supporto psicologico. Avviene altresì il contrario: ovverossia persone con scarse qualità naturali ottengono successi grazie ad una forte struttura caratteriale.

In sintesi, ecco perché risulta fondamentale allenare anche l’aspetto psicologico e non solamente le gambe. In questa ottica, la presenza e l’assistenza di psicologi sportivi nel mondo dei maratoneti e degli sport di endurance in generale risulta quindi necessaria tanto quanto quella dei preparatori atletici, affinché l’eventuale “ruggito del topolino” possa diventare il “ruggito del leone”.