Proiezioni e paranoie

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proiezioni e paranoie

Noi siamo la risultante di una esperienza di amore nevrotica, ma, in quanto adulti, siamo vivi: se l’amore non ci fosse stato, saremmo morti. La paranoia è un nucleo di energia emozionale e mentale di carattere adattativo, di natura psicogena, che può diventare psicotica e che coinvolge tutti gli strati di organizzazione del carttere. La paranoia nasce nella fase schizo-orale del processo di negazione, poiché il bambino che si sente negato, rifiutato, non nutrito, non riscaldato e non amato, fugge nella alternativa fantastica “E allora ci penso io; io non ho bisogno di te“, che è la sua automatica possibilità di sopravvivenza: inizia così la negazione della realtà. La paranoia si radica nella fase psico-maso, quando per il bambino, inizia l’esperienza dolorosa poiché il bambino capisce che per avere amore deve sacrificarsi, deve soffrire. Prendiamo l’esempio del bambino che odia l’uso della supposta ma si sente dire: “Fallo per mamma. Vuoi bene a mamma? E fallo per mamma, fai contenta mamma“. Questo bambino impara che per fare felice mamma, per essere riconosciuto, accettato ed amato da mamma, deve soffrire, deve sopportare, deve avere pazienza, deve meritarsi l’amore grazie al sacrificio ed alla rinuncia.

L’interpretazione di questa sofferenza disturba il rapporto con la realtà dell’adulto in modo paranoide, poiché attribuisce agli altri richieste, sentimenti ed esigenze che gli altri, nel concreto, non hanno: al mondo non interessa che il masochista debba soffrire per arrivare ad essere felice ed a sentirsi amato. Qui nascerà la tendenza, che diviene poi abitudine, ad attribuire agli altri intenzioni e pensieri non loro. La risultante finale è l’attribuzione di sentimenti a persone che, per la prima volta, vengono messi di fronte ad un elenco di sacrifici fatti in nome dell’amore, ma che non sono stati mai richiesti né dovuti. In definitiva, il fenomeno paranoide consiste nella tendenza od abitudine a proiettare sulle persone note ed anche non frequentate, intenzioni, pensieri, progetti, strategie assolutamente in modo gratuito, immotivato, non documentato. La cosa grave è che, vivendo questo processo come dato di realtà, e non frutto dell’immaginazione, ci si comporta, si giudica e si tratta gli altri come se tutto quello che il paranoico immagina, sospetta ed attribuisce, sia avvenuto, avvenga o avverrà nella realtà. Da qui la difficoltà a comprendere e ad accettare, da parte del mondo, i vissuti paranoidi aggressivi, rivendicativi, accusatori, colpevolizzanti e ricattatori di chi produce queste proiezioni.

Anche nell’illusione di onnipotenza narcisistica c’è il seme della paranoia: “devo essere il più bravo, il più efficiente, il migliore (anche se, nella realtà, nessuno lo pretende): solo così Lui/Lei mi amerà”.

Nella realtà non c’è bisogno di primeggiare per essere amati.

Nella vita adulta, quindi, l’allargamento del vissuto relazionale coi genitori, generalizzato su tutte le relazioni, è alla base delle proiezioni paranoidi, che consistono nell’attribuzione fantastica agli altri di richieste effettuate nei propri confronti. le conseguenze di questo processo proiettivo sono che ci si comporta “come se” gli altri avessero ricevuto da noi, anche a costo di sacrifici, benefici di cui ci aspettiamo riconoscimento. la delusione derivante dal mancato vantaggio previsto genera rivendicazioni e liti. Il meccanismo classico  è: “Io, per te, ho rinunciato a… io ti ho dato tanto… mentre tu…” Tutto il processo avviene nella mente, senza corrispettivo reale: non c’è verifica di realtà. Esempio: “In effetti io immagino a volte che, secondo me, tu desideri qualcosa per una serie di motivazioni per me chiare e giustificabili” (pensiero del paranoico). La domanda è: “Ma ciò che vuole quel ‘qualcuno’ è realmente quello che penso io che lui voglia?” È necessaria una continua verifica di ciò che noi pensiamo che gli altri pensino. Infatti, a volte, pensiamo che gli altri si aspettino da noi qualcosa: ma è la realtà?

Ad esempio quando immaginiamo che saremo amati da mamma se ci comportiamo bene, che saremo amati dai nostri partner se ci comportiamo bene, e dai nostri figli se saremo generosi, comprensivi ed accomodanti, possiamo correre il rischio di entrare in un canale di pensiero che può trasformare la nostra vita in un film ossessivo ed incalzante. “Tutti si aspettano da me che io assuma un comportamento, una iniziativa, un movimento: devo fare, devo dire, devo decidere, devo muovermi, devo essere, devo, devo, devo…” “Sono obbligato a…“. “Da chi?“. “Da loro“. Si può finire in un delirio di persecuzione!

In questo delirio dove la proiezione sulla gente, di quanto a la gente si aspetti da noi, pretende da noi, ci mette in condizioni di vivere una tensione perenne di ansia, che si può trasformare in rabbia. L’ansia ci fa contattare la percezione di vivere sempre in difetto. Non ci sentiamo mai capaci di soddisfare chi ci sta vicino. La rabbia viene vissuta come: “Ma che vuoi da me?”

“Caratteriologia – L’analisi del carattere per capire i comportamenti umani” di Tommaso Traetta, Armando editore, 2009)