Psicodinamica e strutture caratteriali. Aggressività

//Psicodinamica e strutture caratteriali. Aggressività
aggressività

È osservazione frequente vedere  soggetti in cui l’educazione, la morale, il più delle volte malamente intese o ipocritamente interpretate, costituiscono degli impedimenti ad essere veramente sé stessi, nella libera espressione dei sentimenti, sin dalla più tenera età. Il che significa che l’abitudine all’inibire l’espressione della propria rabbia, della propria aggressività e dei propri “No”, hanno allenato ad un riflesso inibitorio castrante le capacità competitive ed aggressive. Ciò comporta che, nei momenti importanti delle situazioni sociali o lavorative, le persone abituate al riflesso bloccato, saranno vittime della loro incapacità aggressiva ed espressiva. Si tratta quindi di una problematica riguardante l’aggressività e le relazioni sociali e ci chiediamo allora: cosa ne facciamo della nostra rabbia?

Quando la modalità con la quale la esprimiamo risente dell’imprinting (condizionamento) infantile? Essere consapevoli che ciò che siamo oggi, è la conseguenza di quanto abbiamo appreso da bambini, ci serve per non farci strozzare dalla paura, dai sensi di colpa o essere bloccati dalla passività o condizionare dalla ribellione. Occorre partire dal rapporto frustrante con la madre, col padre, con i fratelli e confrontarci con la capacità odierna di dire “No”. Infatti si tratta del “no” del bambino, quello che viene appreso, espresso, anche dall’adulto. È importante che l’adulto si chieda profondamente se c’è un “Basta” dentro di  lui capace di contrastare la voce interna che dice “Non si fa”, “Non puoi”, “È pericoloso se lo fai”, ecc. Un “Basta” pieno di rabbia deve essere espresso con gli occhi, con la voce, con la mandibola e la bocca, oltre che con tutto il resto del corpo.

La consapevolezza della presenza di questo “Basta” è fondamentale, perché segna il limite tra la sana espressione, la violenza e l’aggressione distruttiva.

Infatti, dovrebbe essere chiaro per tutti che l’abitudine ad una continua, libera espressione dei propri sentimenti sin dalla  più tenera età, non porterà mai ad accumuli pericolosi di energia compressa, e quindi negativa, tali da esplodere in modo distruttivo. Viceversa, sentimenti negativi controllati, soffocati, inespressi, in modo abitudinario e cronico, portano inevitabilmente ad esplosioni emotive che evocano, come primaria risposta, il rifiuto dell’ambiente circostante verso ogni espressione di emozioni intense. Questo meccanismo conduce al paradosso che le persone intrappolate in questo dilemma, più si vivono la propria rabbia e più si “sentono” obbligate a non esprimerla. La rabbia del bambino che non si è potuto ribellare può rivoltarsi contro di sé, diventando autodistruttiva. La ribellione, però può diventare anche un riflesso automatico, cioè la ribellione per la ribellione. In questo caso si fanno cose che impediscono e non favoriscono il raggiungimento dei nostri obiettivi. Spesso la rabbia viene proiettata fori, su bersagli sostitutivi. Ad esempio, invece  di arrabbiarmi con la persona che che mi provoca questi sentimenti, me la prendo con un animale domestico o con un’altra persona presente alla situazione. molte liti familiari, in effetti, sono una storia infinita, perché i contendenti non si affrontano con chiarezza in presa diretta, ma utilizzano un terzo oggetto come mezzo per comunicare la propria insoddisfazione. Classico esempio preso in prestito dalla saggezza popolare: “Parlare a nuora perché suocera intenda”.

Occorre distinguere fra esprimere l’aggressività sui nostri fantasmi interni e agirla nella realtà. Quindi, è importante essere consapevoli, anche a livello corporeo, di ciò che stiamo provando, ma questo non ci autorizza ad usare la ‘altro come bersaglio della nostra rabbia.

Con la rabbia di oggi non si risolve la rabbia “antica”!.

In Analisi Bioenergetica l’aggressività viene espressa usando cuscini, materassi, pungiball, ecc. in modo da favorire il contatto con il fantasma interno e con la possibilità di sbloccare la tensione corporea. Non è, quindi, neanche terapeutico permettere una drammatizzazione della rabbia infantile a livello della realtà dell’adulto, ma bisogna aiutare il paziente a riconoscere il blocco della rabbia stessa che si è instaurato in età infantile e facilitare l’emergere, in modo graduale, dell’energia trattenuta. Solo in questo modo si entrerà in contatto con la realtà, avendo reazioni adeguate allo stimolo ricevuto.

La rabbia indiretta

Quando non esprimiamo in modo diretto la rabbia, in qualche modo la agiamo comunque sugli altri, attraverso il disprezzo, la svalutazione, l’ostilità, la negazione ed il rifiuto. Rischiamo, così, di restare soli comunque, vanificando l’evitamento della espressione diretta del sentimento (la paura di rimanere soli, infatti, è quella che ci impedisce di essere aggressivi in modo diretto). Non affrontare i nostri fantasmi interni, liberando la nostra aggressività dalle pastoie antiche, vuol dire impedirci di esprimere liberamente i nostri sentimenti e di vivere contatti autentici.

All’inizio di questo processo l’energia aggressiva viene fuori in modo compresso, poi smisurato, poi lentamente si esaurisce. Solo allora sarà possibile considerare in termini realistici l’aggressione e l’aggredito e modulare l’espressione equilibrata del sentimento.

“Caratteriologia – L’analisi del carattere per capire i comportamenti umani” di Tommaso Traetta, Armando editore, 2009)