Psicodinamica e strutture caratteriali. Sessualità e caratteri: rigido-narcisista

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La sessualità del carattere rigido-narcisista è caratterizzata da un continuo alternarsi di prevalenze emozionali o sessuali. Il dilemma di questo carattere è rappresentato dalla spinta originaria verso il genitore di sesso opposto. L'”ALT” ricevuto (realmente o no) è vissuto come un rifiuto verso le proprie istanze sessuali. Questo porterà il bambino a soffocare le sensazioni corporee e, successivamente, genitali, e a prediligere i vissuti mentali e sentimentali. Si cadrà, così, nell’equivoco di vedere la donna o angelicata o oggetto sessuale e , viceversa, di vedere l’uomo come il principe azzurro o il maschio stallone; il rigido, quindi, amerò o solo sessualmente, o solo sentimentalmente. Le parole, le poesie, i cantori e gli scrittori antichi e moderni hanno purtroppo, favorito frequentemente questa cultura.

Va chiarito anche un altro aspetto che riguarda la sessualità del rigido-narcisista ma anche dello schizo-orale. l’origine del problema consiste nell’incapacità di distinguere la differenza tra la valenza del contato del primo anno di vita e quella del terzo. Infatti il contatto che caratterizza il primo anno di vita si riferisce al bisogno della sopravvivenza, mentre il contatto del terzo anno rappresenta l’inizio dell’esperienza edipica. Alla base di questo equivoco di bisogni frustrati, molte persone inseguono la soddisfazione del contatto primario attraverso la soddisfazione della sessualità. La continua frustrazione, dovuta all’incomprensione della differenza, porterà ad un’ossessiva ricerca di soddisfazioni sessuali, reiterate e con partner diversi. si instaura, così, l’illusione che la qualità del contatto dipenda dalla relazione con i compagni occasionali  e non dai propri bisogni frustrati. Così si spiega come molti uomini e molte donne soffrano della “sindrome di don Giovanni”, ossia della abitudine di inseguire esperienze sessuali diverse credendo che sia sempre “la volta buona”. In realtà si tratta di inseguire un proprio bisogno schizo-orale o narcisistico. In entrambe le tipologie caratteriali ha ampio spazio la qualità della seduttività, come strumento per ottenere la soddisfazione di un bisogno.

La seduttività è una qualità competitiva. Chi vuole sedurre vuole vincere; si può vincere, nella vita, attraverso uno scontro ed un conflitto diretto, oppure attraverso la seduzione dell’altro, ma sempre si ottiene la vittoria. Chi impara a  manipolare e a sedurre vince, prende, possiede l’altro. nella terapia la manipolazione va identificata, diagnosticata e rimandata, ma con un atteggiamento di relazione e mentale che sia nell’ambito di un transfert e di un controtransfert positivo. Il paziente non accetta volentieri il sentirsi dire “tu mi stai manipolando, mi stai seducendo”, in quanto lega immediatamente, a questa definizione, il giudizio di valore, da cui si sente condizionato; la risultante è che si ribella e, quindi, alza le difese e non c’è più possibilità di raffronto e confronto con una persona che si è definitivamente chiusa.

La differenza sottile tra un’interpretazione analitica “tu stai manipolando”, che definisce il     paziente, e la capacità di aiutare il paziente a scoprire e guardare con serenità e oggettività le proprie tendenze manipolative, sta nell’impostare una relazione terapeutica dove la franchezza, la chiarezza, l’autenticità e la genuina voglia di aiutare il paziente, arrivino in presa diretta non al cervello, ma al cuore. Nella relazione terapeutica il terapeuta deve saper giocare se stesso e le proprie qualità caratteriali.

“Caratteriologia – L’analisi del carattere per capire i comportamenti umani” di Tommaso Traetta, Armando editore, 2009)