Ricatti affettivi

//Ricatti affettivi
ricatto

A proposito della strumentalizzazione dei sentimenti, riguardo alle continue litigate che avvengono nell’ambito familiare o comunque nelle relazioni sociali, va chiarito un concetto di fondo che, consapevolmente o inconsapevolmente, viene utilizzato come strumento di prevenzione,  di ricatto e  di polemica. Chiedere continuamente, in nome dell’amore, specialmente ai bambini  ed agli adolescenti, rinunce, sacrifici, esibizioni di sentimenti, dimostrazioni di affetto e di fedeltà emotiva ( esempio “Se tu mi volessi veramente bene non frequenteresti quelle persone o studieresti di più o staresti più tempo con me, ecc. “). L’equivoco alla base di queste richieste ricattatorie, strumento di sopraffazione, consiste nella difficoltà di chiarire quali sono i sentimenti alla base di una relazione. Non è possibile infatti nell’ambito di relazioni familiari o coniugali, esigere continuamente verifiche ed esibizioni di sentimenti, che sono implicite nel rapporto e scontate nei fatti.

Esempio. Lei: “Come faccio a credere al suo amore se lui non è espansivo, mi fa poche carezze ed effusioni, parla poco e rimane molto tempo chiuso ed in silenzio nel suo mondo?”.

Altro esempio. Lui: “Non so più come dimostrarle il mio amore, la riempio di continui regali, la porto in giro per il mondo, frequentiamo i migliori ristoranti e le persone più facoltose della città. Andiamo sempre al cinema o al teatro, le dichiaro continuamente il mio amore: che altro vuole da me?”.

Quello che manca nella comprensione intelligente di lei e di lui è che si lamentano di comportamenti vissuti da persone con personalità, esperienza di vita, cultura e sensibilità differenti dalle loro. C’è un incalzare con richieste che non avranno mai fine, anche se soddisfatte, poiché i modelli di riferimento, riguardo le definizioni dell’amore sono, infatti, differenti; ognuno ha i propri e pretende di giudicare la qualità del modello altrui, comparandolo schematicamente ed anelasticamente al proprio.

La pretesa che, in genere, noi abbiamo verso le persone care, è che si comportino secondo i nostri schemi mentali, i nostri copioni di vita e le scale di valori che noi abbiamo apprese ed utilizzate da sempre nell’ambito della nostra famiglia; che non è, però, quella d’origine dei nostri partners. La cosa più difficile da far capire, anche a coloro che ci amano e che amiamo, è che applicare i propri schemi di riferimento comportamentali, motivazionali e dinamici, agli altri, è un errore di fondo che contribuisce alla confusione delle lingue ed alla comunicazione inadeguata. Non possiamo pretendere che i nostri codici interni e d i nostri principi morali diventino, di fatto, quelli delle persone che frequentiamo ed a cui siamo legati. Se non si capisce l’importanza fondamentale di questa affermazione, non si può, nella realtà, applicare alcun principio di democrazia sociale e rispetto delle differenze. “Io sono differente da te. Tu sei differente da me. Questo non significa che io debba cambiare o che tu debba cambiare“. Accettare questo principio  è il presupposto di ogni tipo di convivenza pacifica e felice.

Io ti amo come so, non come vuoi tu! E questo non significa che io non sappia amare, se non mi muovo secondo il tuo schema“. Quando ci si innamora, infatti, si è più propensi a cogliere le sintonie e le somiglianze che le differenze. La spinta energetica che ci butta nelle braccia degli altri è un complesso gioco di ormoni, di proiezioni, di fantasie, di emozioni, dove si tende a svalutare gli ostacoli ed a valorizzare gli elementi dell’attrazione: questo nelle fasi iniziali. Solo successivamente, a volte anche troppo tardi, si precede all’operazione inversa di valorizzare più le differenze.

Altra occasione dove l’affetto viene usato come strumento implicito ma accusatorio e ricattatorio nelle relazioni invischianti, tra familiari, è quella del “preteso” e del “non detto“. Esempio: un genitore che vive solo e che si aspetta e pretende che i figli lo contattino telefonicamente o lo frequentino, sulla spinta di un amore esibito quantitativamente in base ala numero delle telefonate o delle visite. Quante volte i vecchi genitori rinfacciano alla più o meno numerosa figliolanza la mancanza di amore e di premure con il continuo: “Tu non mi pensi, io non sono nel tuo cuore, non mi telefoni mai, non mi vieni mai a trovare, lasci che io trascorra la vita nella mia solitudine e nella mia tristezza aspettando delle dimostrazioni d’amore che non arrivano mai“. Il problema consiste nelle abitudini familiari, nelle aspettative implicite ed esplicite del genitore che, se desidera un contatto, invece di chiederlo ed attuarlo, si irrigidisce nella posizione del “Sono loro che devono capire la mia condizione senile e mi devono telefonare e venire a trovare”.

In questo esempio è evidente la manipolatività e la rigidità che consiste nella pretesa di ricevere senza chiedere e l’equivoco che l’amore sia messo in discussione dalla carenza di continue dimostrazioni (a volte può esserlo, ma non come assioma e principio di realtà: esistono pure i bisogni degli altri, gli imprevisti ed i ritmi ed obblighi degli altri).

“Caratteriologia – L’analisi del carattere per capire i comportamenti umani” di Tommaso Traetta, Armando editore, 2009)